» Il Viaggio - 20/09/09
IN CINA PER L'ECLISSE DEL SECOLO
L'esperienza di un giovane ingegnere astrofilo
Il primo contributo di un lettore per la nuova rubrica "Il viaggio"è uno speciale sull'eclisse in Cina: un argomento attuale, in linea con l'anno dell'astronomia che stiamo vivendo. Grazie. Aspettiamo altri contributi dai lettori. Alma Pizzi

Meno male, ci è andata bene.. anche questa è in archivio! Questi i commenti ricorrenti nei momenti successivi alla grande Eclisse del XXI Secolo. Proprio così, è appena iniziato ma ci ha già regalato l'Eclisse Totale di Sole più lunga di questi 100 anni; per questo non potevamo perderla! Più di me - giunto solo alla terza eclisse (2 totali e una parziale) - soprattutto gli esperti cacciatori di eclissi del Gruppo Astronomico Tradatese (http://www.gruppoastronomicotradatese.it/eclissi/ecl2009/index.html), ai quali ho deciso di aggregarmi per la spedizione in terra di Cina. Da quell'11 Luglio 1991, giorno della prima eclisse totale seguita dal G.A.T., l'esperienza nel seguire questo evento eccezionale è andata crescendo di anno in anno, di eclisse in eclisse, di viaggio in viaggio. Il loro "background" scientifico ed organizzativo mi ha convinto, nemmeno troppo difficilmente, a scegliere come mèta delle mie vacanze 2009 la Cina e la sua eclisse, dieci anni dopo quella vista in Austria. Un'ottima occasione, senza dubbio, per unire la passione per l'astronomia ad un viaggio che non capita così spesso di fare. Il programma, costruito attorno al fatidico momento della totalità alle 9.35 del 22 Luglio, prevedeva la visita ai luoghi più significativi delle città di Shanghai e Pechino e dei loro dintorni. Avendo a disposizione solo 7 giorni viaggi compresi, di più non si poteva chiedere, ma nemmeno un mese sarebbe bastato per conoscere tutte le particolarità di un paese così immenso e ricco di tradizioni e luoghi che ti fanno viaggiare nel tempo ad ogni portone che attraversi, ad ogni giardino che ti accoglie, ad ogni passo che sali sulla Grande Muraglia. Ma non manca certo il contatto con il presente, anzi, con il futuro, a partire dalla scintillante Shanghai, la cui skyline pare essere una serie infinita di gradini che ti invitano a salire verso il cielo. Lì di storia ne è rimasta poca, ma la storia la si vuole scrivere ora, si vuole far capire al Mondo che la Cina non è più quella di una volta, ma al contrario si vuole imporre come modello di sviluppo a tutti i costi, quasi senza limiti, purché si cresca sempre. Shanghai vuole essere un punto di passaggio obbligato del mondo globalizzato, di tutti i suoi processi economici e finanziari. E lo si vede. Allo stesso modo in cui Pechino vuole ancora mostrare la grandiosità del periodo Imperiale e di quello Maoista, quasi a non volerli vedere scalfiti dal tempo e dalle rivoluzioni. Ti sembra impossibile che gli spazi che ti si aprono davanti agli occhi si possano riempire, eppure a fatica usciamo dalla porta della Città Proibita, immersi e confusi in una folla che si riversa inevitabilmente su Piazza Tian An Men; ovunque guardi c'è spazio aperto, ma anche gente, gente, gente che si muove, macchine, tante, edifici e ritratti giganti, autoritari, sempre lì a monito per chi illusoriamente vuole credere che possa esserci qualcosa di più grande.
Ma noi qualcosa di più grande l'abbiamo visto, ci siamo stati dentro ad un'ombra innaturale che ha attraversato tutti i meridiani del suolo e delle acque cinesi, mari e fiumi, delle sue foreste di bambù, delle sue dighe e dei loro laghi artificiali. Come quello dove impeccabilmente è stata organizzato il ritrovo per molti degli astrofili stranieri venuti fin lì per quei 5 minuti e 38 secondi di buio, tanti o pochi, a seconda dei punti di vista. Prima di partire gli amici mi chiedevano se non fossi pazzo ad andare fino in Cina per 5 minuti e rotti, ma cavolo, sì! Sono tantissimi!! E poi quegli istanti racchiudono un'infinità di minuti, di ore di preparazione fatte a casa, di speranze che tutto vada bene, che le foto riescano a catturare almeno qualche fotogramma di quello che stai vedendo e vivendo, per poterlo ricordare e raccontare con le immagini, perché a parole è davvero difficile descrivere cosa si prova ad essere dentro quel buio irreale, insieme agli altri. Sì, perché un'eclisse vista da soli sarebbe tutta un'altra cosa. Ti perderesti l'urlo che si leva, unanime, attorno al lago, da dietro centinaia di macchine fotografiche, telescopi, binocoli o semplici e variopinti occhialini opportunamente schermati che non servono più quando anche l'ultimo lembo di Sole scompare dietro la Luna per far posto all'eclatante spettacolo della corona solare (in foto). Così come le voci di noi tutti si trasformano in un concentratissimo susseguirsi di clic meccanici e attenti spostamenti da uno strumento all'altro. Vorresti soffiare via quelle nubi che ci hanno spaventato e che un po' offuscano lo spettacolo, ma non ne hai il fiato. Ogni secondo deve diventare eterno, nulla deve sfuggire, anche la natura si addormenta obbedendo ad un inaspettato tramonto. Finalmente le nuvole si arrendono e ci concedono un paio di minuti di puro spettacolo. Ma i minuti diventano secondi, centesimi, attimi; cerchi di fermarti a contemplare ma non puoi esagerare, un raggio di Sole emerge già dietro una valle lunare; un altro urlo, liberatorio ora, sale più forte, il cielo è più limpido, la luce risale, il Sole riconquista faticosamente il suo spazio. Sui volti i sorrisi prendono il posto delle tensioni ormai dimenticate, gli abbracci non si contano, gli sguardi bastano a condividere le emozioni in ognuno differenti: che sia stata la prima o la decima eclisse quei 5 minuti e 38 secondi ti sono entrati dentro e non te li lascerai scappare, né saranno mai uguali ad altri attesissimi, intensi, fuggevoli, irripetibili istanti di un'Eclisse Totale


nella foto:
L'eclisse in Cina - foto Antonello
di: Giuseppe Antonello
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