» Il Viaggio - 03/01/10
NATALE A BANGKOK
Ridicoli e patetici addobbi in un paese buddhista
Pensavo per una volta di evadere dal clima natalizio che ogni anno si ripropone uguale e soffocante. Invece no. Anche Bangkok è stata riempita di addobbi, alberi rosa, renne con gli occhiali da sole sotto i trentotto gradi di dicembre. Addobbi ridicoli, eccessivi per un paese buddhista e tropicale che cerca di imitare l'occidente, con il risultato di una messa in scena patetica, una festa puramente commerciale. Fortunatamente questo si vedeva nei grandi centri commerciali, dove alberi pieni di lucine si alzavano anche per venti metri, mentre uno strano Babbo Natale con gli occhi a mandorla passeggiava, seguito dalla banda che suonava le stesse noiose canzoni di Natale. La mia sorella di nove anni mi ha chiesto se in Italia esiste tutto questo, chiede se venendo a trovarmi potrebbe incontrare Babbo Natale. Non potevo dirle di no. Mi ha anche chiesto di fare un albero a casa, ma mi sono rifiutata.
Arriva poi il 25 dicembre. I genitori vanno al lavoro, i figli a scuola. Qualche giorno prima di Natale nella mia scuola avevano fatto una piccola rappresentazione. Canzoni cantate in thai, alunni vestiti da Babbo Natale lanciavano caramelle. Un'insegnante cattolica aveva provato a spiegare il vero significato, ma nessuno l'ha ascoltata. Cosa importava capire, bastava che parlasse per molto, almeno si saltavano ore di lezione.
Un giorno come tanti, allora perché tutte queste decorazioni? Copiano, senza sapere cosa sia veramente. Ricorda molto Halloween da noi.
Io e il Natale non siamo mai andati molto d'accordo, quindi non mi preoccupava molto l'idea di un Natale così diverso, quasi inesistente. Quella mattina mi sono svegliata felice e con la mia uniforme ho aperto i tre regali che avevo. Incredibile, ma anche quest'anno ho ricevuto qualcosa di inutile e orribile, allora ho pensato che non è poi così differente. Sono andata a scuola, poi chiedendo un permesso di tre ore ho preso il treno e i vari mezzi necessari per arrivare alla chiesa. Una Messa seduta tra bellissime donne indiane dai sari colorati, uomini africani, americani ed europei come me. Tutto il mondo in una stanza. L'uomo che sta alla porta mi ha accolta con un sorriso e con un forte accento austriaco ha detto: "Buon Natale, signorina".
Ero felice, Natale da sola in una grande capitale asiatica, senza pranzi e cerimonie. Sola con me stessa. A fine Messa il prete ha fatto gli auguri, poi ha aggiunto: "Un abbraccio a voi, lontani da casa, lontani dalle vostre famiglie". È partita la musica, e anche qualche mia lacrima. Una ragazza slovacca, sola come me, mi ha invitata a pranzo, ma la scuola mi chiamava. Avrei potuto fare il mio pranzo di Natale con una sconosciuta proveniente dalla Slovacchia che fa l'università ad Hong Kong, in vacanza in Thailandia. Gli insegnanti mi aspettavano, quindi con uniforme e trecce da brava studentessa sono tornata, un giorno come tanti per molti, Natale per me, o almeno in parte.
Ora anche Bangkok si libera di questi addobbi pesanti, ritorna ad essere se stessa, senza imitazioni. E Natale, come tante altre volte, è passato via veloce. Per una volta è stato diverso, e il segno rimarrà.
Anche senza panettone ma solo riso in bianco, il Natale migliore che abbia mai fatto.


nella foto:
Natale a Bangkok - foto di Rachele Meazza
di: Rachele Meazza
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