» Il Viaggio - 10/01/10
IN EGITTO SULLE ORME DI MOSÈ
Dalla barriera corallina al Monte Sinai
Da anni privilegiamo per le nostre brevi vacanze invernali l'Egitto, una terra magica dove si può ancora trovare l'ultimo caldo dell'estate assieme a un'atmosfera irripetibile e unica.
La sabbia è ancora calda, il mare è tiepido, si può fare snorkeling sulla barriera corallina a due passi dalla costa, ammirando una miriade di pesci multicolori che nuotano indisturbati dalla nostra presenza.
Il sole manda i suoi raggi per gran parte della giornata, permettendo molte ore di spiaggia e di nuoto senza timore di scottature; quando a metà pomeriggio tramonta rapidamente con riflessi dal giallo all'arancione al rosso lasciando la sua scia all'orizzonte, il cielo si fa buio e dopo un buon Karkadè è tempo di palestra, idromassaggi, sauna, bagno turco e di tutte le piacevolezze che il corpo apprezza "semel in anno" (una volta all'anno).
La passeggiata serale è tutta per i mercatini, che sorgono l'uno accanto all'altro subito fuori dagli alberghi, oppure più numerosi e variopinti nel centro di Naama Bay, che rispetto a una decina d'anni fa si è purtroppo trasformato in una piccola Las Vegas, oppure meglio ancora nella città vecchia di Sharm El Sheik.
Passeggiando fra le essenze esilaranti, le spezie, l'incenso dalle mille sfumature, i tappeti finemente tessuti in seta (ogni anno almeno uno, anche piccolo, viene in Italia con noi: difficile resistere), i cuscini variopinti dai bagliori dorati e argentati, le tante pietre preziose o meno preziose, i papiri di tutte le dimensioni, la sera passa veloce all'insegna del contrattare tipico orientale con i negozianti, accettando -guai a rifiutare - un tè verde o un karkadè (ottenuto con il delicato fiore dell'Ibiscus, che nasce e muore ogni giorno e che nelle nostre latitudini si trova quasi solo sulle isole Borromee) spuntando sempre il prezzo migliore.
Il sonno arriva dolce e la nuova giornata inizia molto presto, per assistere a un'alba mozzafiato, ancor più suggestiva del tramonto.
Il fascino di questo luogo è soprattutto un altro: Sharm si trova sulla strada per il Monte Sinai, dove Dio apparve a Mosè. La penisola del Sinai è una terra di transizione fra due mondi, quello africano e quello asiatico: si dice che questo lembo di deserto sia stato il tramite del popolamento del pianeta. Ma il suo destino è ancora più straordinario: è la culla delle tre religioni monoteistiche, l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam. Da secoli il Gebel Moussa (2.285 metri), un monte imponente a sud della penisola, è indicato come il luogo da cui Mosè discese con le tavole dei dieci Comandamenti.
Anche se le discussioni continuano da anni in merito alla veridicità di questo luogo rispetto ad altri che si trovano nella zona, i credenti continuano a visitare sia il monte Sinai sia il Monastero di Santa Caterina che sta ai suoi piedi. Da Sharm ci si addentra nel deserto abitato dai beduini, di cui si scorgono le tende al limitare del deserto, sotto le montagne; lungo la strada che sale verso l'interno è d'obbligo sostare quando si trovano gruppi di bambini che vendono collanine variopinte finemente realizzate o altri oggetti del povero artigianato locale, e che accettano più volentieri matite e biro rispetto a lire egiziane o euro.
Si arriva al Monastero di Santa Caterina, voluto dall'Imperatore Giustiniano nel 527, là dove i primi monaci cristiani costruirono una chiesetta dedicata a Maria. Qui sorge il roveto ardente, che si dice continui a vivere e moltiplicarsi dai tempi di Mosè: è protetto da un muro ma lo si scorge agevolmente.
La cittadella è circondata da alte mura e gli edifici all'interno sono di rara bellezza: purtroppo solo alcuni sono visitabili, così come sono visibili in minima parte i mosaici, la pinacoteca e le splendide icone.
La biblioteca conserva 4.500 manoscritti in greco e altre lingue orientali ed è seconda solo alla Bibilioteca Vaticana; la Pinacoteca raccoglie oltre 2.000 icone (pochissime purtroppo visibili) che vanno dal VI al XIX secolo. Chi arriva assetato d'arte resta deluso, ma l'assalto dei turisti rovinerebbe in poco tempo questo immenso tesoro, a cui si aggiungono mosaici preziosissimi, croci, mitrie, smalti, quaderni bizantini...
Non ci si può fermare solo al Monastero: il Monte Sinai chiama i fedeli, che possono raggiungere la cima tramite due sentieri, uno più breve e più faticoso e l'altro più dolce e in parte percorribile a dorso di cammello. In alto si trova una rustica cappella, rifugio dei pellegrini che solitamente pernottano per non perdere i due momenti più belli: il superbo spettacolo del tramonto infuocato sul Golfo di Suez e l'alba cristallina sulle montagne del Sinai e sul golfo di Aqaba.
Sulla strada del ritorno sono d'obbligo le tappe a Nuweiba e a Dahab, due tipiche località beduine con spiagge dorate e ambienti informali, ben diversi dalle attrezzatissime località turistiche sorte attorno a Sharm.


nella foto:
Il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai
di: Alma Pizzi
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