» Il Viaggio - 14/11/10
L'INFERNO SULLA TERRA
Testimonianza dalla povertà africana
Sono appena rientrata dal Kenya, un viaggio che desideravo compiere da tempo. Innamorata della natura da sempre, intendevo immergermi in paesaggi di cui avevo letto e fantasticato: provare il famoso "mal d'Africa" di cui più o meno tutti abbiamo sentito parlare.
Note di viaggio:
Appena arrivata all'aeroporto di Mombasa, sono salita su un'auto che ha attraversato vari villaggi in cui vivevano migliaia di persone, tutte per strada, aveva piovuto, il fango copriva ogni cosa. Era ancora buio. Dopo aver percorso una strada più o meno asfaltata, ci siamo immessi in sentieri tortuosi, sterrati, sconnessi, disseminati di buche. Dopo alcuni chilometri, mi si sono presentate scene inimmaginabili. Labili fiammelle circondavano le famigerate e ben note favelas, capanne, miseri rifugi, tenuti assieme da qualsiasi cosa: canne, stracci, corde, sterco, qualche lastra di latta, per i più fortunati! Alcune donne mescolavano qualcosa in un secchio, sistemato su pietre, sotto cui brillava una fiammella tremolante e incerta: probabilmente si trattava del pasto del giorno: patate, rape, riso, carote, tipici prodotti di queste zone: non esiste differenza tra colazione, pranzo e cena: "si mangia, quando si può, quello che c'è".
Bambini cenciosi, sporchi, dappertutto, incollati alle mamme; altri, i più piccoli, legati alle spalle. Camion che sbucavano dappertutto, carretti trascinati da povere braccia che trasportavano mercanzia di ogni tipo, pullmini in cui erano ammassati uomini, donne, bambini: si recavano a lavoro nei campi o in qualche cantiere. Tutto ciò avveniva prima dell'alba. Finalmente da alcuni anfratti - incredibile a dirsi - sbucarono bambini, ragazzi (maschi e femmine) che indossavano divise diverse e si recavano a scuola. Costretti a svegliarsi prestissimo, per poter raggiungere la scuola, ubicata a chilometri di distanza. Non avevano libri, né cartelle, stringevano pochi fogli in una mano o in un sacchetto di plastica, solo qualcuno possedeva uno zainetto. Le scuole erano degli edifici fatiscenti, altrettanto miseri. Ogni tanto comparivano oggetti in vendita, non solo frutta e verdura ma abbigliamento, povere cose per diseredati. A questo punto mi sono posta una domanda: Ma il potere, la classe politica dove sta? Conosce la realtà del proprio Paese? Gli uomini al potere si sono mai avventurati in questi posti?
Hanno mai notato i bisogni di tanta gente, milioni di persone, la maggioranza. Nel 1963 Jomo Keniatta venne nominato presidente del Kenya, mantenendo la carica fino al 1978: aveva portato il Kenya a una situazione relativamente prospera e tra le più stabili dei paesi africani.
Oggi, Mwai Kibaki, attuale Presidente, pare che si sia posto come obiettivi l'eliminazione della corruzione, l'abbattimento dei costi della pubblica istruzione, il controllo della criminalità, il sostegno al turismo, seconda fonte di reddito del Kenya.
Mi chiedo: Come si possono realizzare progetti, senz'altro condivisibili, se prima non si creano le condizioni per cui un popolo può essere degno di questo nome? Quali sono i bisogni primari? Il lavoro, le case, le strade, i ponti, le scuole, gli ospedali, le fognature. Se non viene erogata l'energia elettrica, se non vengono create condutture per l'acqua. Milioni di indigeni non hanno il minimo per sopravvivere: la mortalità infantile è spaventosa. Pochi raggiungono la vecchiaia, infatti si muore entro i quarant'anni: di indigenza, malnutrizione, mancanza di norme fondamentali di igiene. Molte sono le malattie ancora presenti sul territorio: malaria, tubercolosi, tifo ecc.
In conclusione, il mio viaggio è stata l'occasione per riflettere su cose che già conoscevo, ma che viste da vicino acquistano un valore particolare e un sapore diverso. Spero che noi tutti ci rendiamo conto che non bastano gli aiuti della comunità a sollevare le popolazioni sottosviluppate dal proprio stato in cui versano da secoli, prima a causa di guerre, invasioni, colonizzazioni e più recentemente causa di governi dittatoriali e poco inclini a rimuovere situazioni incancrenite per anni di malgoverno e di parassitismo evidente. Di conseguenza i colori, i paesaggi, almeno per me, sono passati in secondo piano, pur ammirando tutto ciò che mi circondava con occhi spalancati sul magnifico scenario che mi si presentava di volta in volta, mutando a seconda dell'ora del giorno.


di: Trofimena D'Amato
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