» Il Viaggio - 21/11/10
DAI SENTIERI DELL'ESODO UN MESSAGGIO DI PACE
Riflessioni sul pellegrinaggio in Terra Santa di un gruppo di varesini
Nel ripercorrere oggi, duemila anni dopo, la stessa strada di Gerusalemme dove Gesù fu costretto a incamminarsi chino con la croce sulle spalle, avviato all'estremo sacrificio, si prova una sensazione di confuso disagio. Intorno, su quella che era un tempo la salita del Gòlgota, si allineano bancarelle e negozi di personaggi vocianti, interessati solo a vendere cose a una manciata di euro o di dollari.
L'aria è attraversata da una miscela di odori: dai fumi degli incensi alle spezie di cucina. Né aiuta alla riflessione, o alla concentrazione, il passaggio di altri affollati cortei di fedeli cristiani delle più svariate nazionalità, guardati con noia distratta dalle pattuglie di militari giovanissimi che imbracciano l'Uzi.
Sulle case di due, tre piani al massimo, si notano, insieme, una bandiera con la stella di Davide e, sotto, insegne musulmane. "È questa Gerusalemme", dice padre Christian, il sacerdote rumeno che ha accompagnato - nell'ultima tappa del loro pellegrinaggio in Terra Santa - una ventina di varesini. È questa, dunque, la Gerusalemme di oggi, e forse non così tanto diversa dalla Gerusalemme di ieri, quella di venti secoli fa, quando Gesù, il portatore della Verità, si dirigeva verso la vetta del proprio martirio condannato alla croce. Accanto a lui curiosi, militari distratti, e pochi fratelli nella fede e nell'amore, alcuni addolorati nel cuore, ma silenti perché timorosi di essere riconosciuti come tali.
Il pellegrinaggio, intitolato "Sui sentieri dell'esodo", s'era iniziato otto giorni prima con mete principali l'Egitto delle piramidi e dei faraoni, il Sinai, il monte Nebo, ove Mosè morì intravedendo la Terra Promessa; quindi il Giordano e - infine - il Santo Sepolcro e la rinascita in Cristo Salvatore. Un pellegrinaggio - ha scritto don Romeo Maggioni - sui passi di Gesù e che mira a radicare storicamente l'evento cristiano e a formulare il progetto di uomo così come appare dai Vangeli, ma anche un pellegrinaggio che vuole introdurre alla conoscenza della Bibbia e ad aiutare il remoto passaggio - mai finito - da un'idea naturale (e pagana) di Dio, alla conoscenza del Dio vero personale, che si è rivelato entro le pieghe di mille anni di storia.
Parole vere, e giuste. La prima sensazione, al termine di un viaggio sui luoghi in cui visse Gesù, è che la ricerca debba proprio continuare nell'animo di ognuno. Perché attorno non vi è un'unica Gerusalemme martoriata e, talora, indifferente o strumentalmente interessata. Ma tante.
E, ancora, dinanzi alle difficoltà, dinanzi alle cruenti, inutili battaglie in nome di fedi diverse, si apre la risposta del solo messaggio capace di superare, di vincere tutto: pace e amore; un messaggio semplice e al tempo stesso rivoluzionario. Perciò duro da accettare.


nella foto:
La "Via Crucis" a Gerusalemme
di: Maniglio Botti
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