» ECONOMIA - 13/02/11
VARESE, L'INDUSTRIA C'È
L'orgoglio d'essere protagonisti della crescita mondiale, il problema di combattere in un ambiente spesso ostile all'impresa
L'industria varesina guarda al futuro con un duplice sentimento: da una parte il giustificato orgoglio di avere tutti i requisiti per partecipare da protagonisti alla crescita mondiale, dall'altra l'amara constatazione di dover combattere in un ambiente spesso ostile all'impresa, incapace di scelte coraggiose, soffocato dalla forza delle corporazioni e degli interessi particolari.
Ed è significativo che il presidente dell'Unione degli industriali della provincia di Varese, Michele Graglia, abbia sottolineato con forza questo dualismo nella tradizionale conferenza stampa di inizio d'anno. Da una parte c'è una provincia di Varese, che è "in grado di proporre un nuovo modello di sviluppo con esempi concreti", una realtà "fatta di singole storie che non riescono a far notizia, ma che messe insieme raccontano la capacità di reazione di un territorio". Dall'altra ci troviamo in "uno stallo nel quale non sono nemmeno più condivisi dalle parti in gioco i valori minimi di convivenza civile e politica", uno stallo da cui si deve uscire attraverso "una nuova fase costituente".
Un altro clamoroso esempio di un'Italia che vede crescere le asimmetrie. Quelle tra Nord europeo e Sud assistito, tra giovani precari e adulti garantiti, tra i vizi della spesa pubblica e le virtù del risparmio privato. Un'Italia che non riesce a scrollarsi di dosso la visione corta del piccolo cabotaggio, le riforme di facciata, il cambiare tutto per lasciare tutto come prima.
Lo aveva sottolineato pochi giorni fa il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi: "Dobbiamo tornare a ragionare sulle scelte strategiche collettive, con una visione lunga. Cultura, conoscenza, spirito innovativo sono i volani che proiettano nel futuro. La sfida, oggi e nei prossimi anni, è creare un ambiente istituzionale e normativo, un contesto civile, che coltivino quei valori, al tempo stesso rafforzando la coesione sociale."
Ebbene la provincia di Varese ha dimostrato negli ultimi anni, proprio affrontando una delle crisi più gravi dal dopoguerra ad oggi, di avere cinque carte da giocare, cinque punti di forza, cinque pietre angolari su cui costruire un futuro qualitativamente solido.
Il presidente Graglia li ha elencati con soddisfatta passione. 1) l'orgoglio di fare da soli, come ha dimostrato la rinascita di Malpensa dopo che l'ex compagnia di bandiera le aveva voltato le spalle; 2) la concretezza, messa in evidenza dai numerosi accordi sindacali (CGIL compresa) raggiunti nelle imprese; 3) la formazione, considerata elemento trainante della conoscenza e quindi dell'innovazione; 4) l'attrattività, dimostrata dalla forte presenza di capitale straniero in molte aziende varesine; 5) la capacità di visione per delineare nuovi e sempre più solidi itinerari di sviluppo basati sui "piccoli e grandi successi" di questi anni.
Pur in una congiuntura che continua ad essere difficile e all'interno di uno scenario economico caratterizzato da una sostanziale stagnazione dei consumi, l'industria varesina ha continuato a cercare tutte le possibili opportunità. I nuovi mercati, per esempio, come dimostra la forte crescita dell'export verso i mercati del Medio Oriente e dell'Africa. Le nuove strade di finanziamento, attraverso i nuovi fondi avviati in collaborazione con il sistema bancario. Le nuove forme di aggregazione: il "fare sistema" del Distretto aerospaziale e dell'Energy cluster.
Le ragioni dell'ottimismo possono e devono prevalere. Lo spirito imprenditoriale continua ad essere una caratteristica di Varese e del suo territorio.


Nella foto: il presidente dell'Unione industriali della provincia di Varese, Michele Graglia
di: Gianfranco Fabi
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