» ECONOMIA - 20/03/11
L'INFLAZIONE, VERE E FALSE PAURE
Mercato e politica monetaria le armi cui ricorrere per evitare dannose derive
L'inflazione inizia a rialzare la testa. Le tensioni internazionali, in particolare la crisi libica, stanno portando il prezzo del petrolio vicino ai livelli fortemente speculativi del 2008. E anche i prezzi dei prodotti agricoli di base hanno raggiunto livelli record soprattutto a causa della forte domanda della Cina che non riesce più a coprire i propri consumi interni con la produzione nazionale in parte compromessa per le inondazioni in alcune regioni e la siccità in altre.
E così se uno dei pochi effetti positivi della recessione era stato il portare l'aumento dei prezzi vicino allo zero, uno degli effetti meno positivi della crescita è costituito da una ripresa degli acquisti con inevitabili tensioni sui prezzi.
Diciamo subito che un tasso in inflazione limitato e controllato, vicino al 2% annuo, è da considerare una falsa paura perché è del tutto fisiologico ed anzi può costituire uno stimolo alla spesa e quindi ai consumi e alla produzione. La dinamica economica positiva si basa infatti sul circolo virtuoso tra crescita della domanda che porta con sé un aumento della produzione e questo a sua volta contribuisce a creare nuovi posti di lavoro e quindi ad aumentare il reddito delle famiglie che a sua volta fa crescere gli acquisti.
Il problema di fondo tuttavia è il fare in modo che l'inflazione non si avviti su se stessa perché altrimenti diventerebbe la più iniqua delle tasse facendo diminuire i redditi reali dei dipendenti e dei pensionati e insieme penalizzando il risparmio e le attività finanziarie di media-lunga durata.
Il controllo dell'inflazione non è facile, soprattutto quando l'aumento dei prezzi ha origine all'esterno del sistema economico come sta avvenendo ora per il petrolio e i prodotti agricoli. Messi definitivamente in archivio i vecchi sistemi di controllo dei prezzi attraverso imposizioni rigide quanto inefficaci restano sostanzialmente due le armi che possono (anzi devono) essere utilizzate per frenare un'eccessiva ascesa dei prezzi.
La prima arma si chiama mercato. Dove esiste una pluralità di produttori che si confronta con una pluralità di consumatori, il prezzo è il più basso possibile. Quindi una politica anti-inflazionistica dovrebbe aiutare il mercato a funzionare bloccando le posizioni di monopolio e gli altrettanto pericolosi accordi di cartello tra i produttori.
La seconda arma si chiama politica monetaria. In Europa la responsabilità della politica monetaria, cioè dello stabilire la quantità di moneta e i tassi di interesse, è tutta della Banca centrale europea (BCE) che ha sede a Francoforte. Ebbene è ormai più che probabile che la BCE aumenti nelle prossime settimane il costo del denaro, una mossa che comporterà certamente maggiori oneri per chi ha dei prestiti da rimborsare come un mutuo sulla casa, ma che appare comunque come un male minore di fronte ai difficili equilibri economici attuali.
Se infatti i tassi di interesse (in pratica il costo del denaro) venisse mantenuto a livello più basso rispetto all'andamento dei prezzi vi sarebbe una spinta anomala a finanziare a basso prezzo attività unicamente speculative.
Il problema è tutto nel mantenere un costruttivo equilibrio tra i diversi fattori dell'economia. Il 2% potrebbe essere un numero magico per l'Italia se veramente a un'inflazione del 2% e a un analogo livello dei tassi di interesse si contrapponesse una crescita reale ancora del 2%. La crescita risolverebbe tanti problemi, in primo luogo quello di creare nuove opportunità di lavoro per i giovani. Ma per la crescita la politica monetaria non può certo bastare: ci vogliono condizioni più favorevoli per l'operatività delle imprese e soprattutto quella fiducia nel futuro che è fondamentale per la volontà di rischiare, di investire, di avviare nuove attività.


di: Gianfranco Fabi
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