» Incontri - 29/05/11
L'ESPERIENZA DELLA MORTE
Il saggio di Paul Ludwig Landsberg, filosofo tedesco di origine ebraica, sarà discusso al centro Kolbe
L'incontro con una persona può avvenire direttamente, dal vivo, oppure indirettamente, per esempio attraverso un'opera artistica o letteraria che ci parla del suo autore.
Qualche mese fa l'amico e collega Sergio Balbi, neurochirurgo all'Ospedale di Varese e ricercatore della Università dell'Insubria, mi ha passato un libretto di un filosofo del secolo scorso a me fino ad allora sconosciuto, di nome Landsberg, dal titolo alquanto insolito: "L'esperienza della morte". L'ho letto di un fiato durante il mio viaggio di ritorno dall'America Latina ed ho così fatto conoscenza con la singolare storia del suo autore.
Paul Ludwig Landsberg, filosofo tedesco di origine ebraica approdato al cattolicesimo ed esponente di punta del personalismo francese (Mounier lo riteneva l'intellettuale più brillante del circolo di "Esprit"), nasce a Bonn nel 1901 e muore nel campo di sterminio nazista di Oranienburg-Sachsenhausen nel 1944. Il padre, Ernst, docente di diritto romano e poi anche rettore dell'Università di Bonn, con la madre Anna Silverberg, invitava spesso in casa personalità intellettuali del calibro di Scheler, Thomas Mann, Guardini. Allievo di Scheler e di Husserl, Landsberg era destinato ad una brillante carriera accademica, che fu stroncata dall'avvento del nazismo. Nel '33 gli viene negata la possibilità di continuare a insegnare all'Università di Bonn dove aveva una cattedra dal '28, deve lasciare la Germania e si rifugia in Francia. Nel 1943 viene arrestato dalla Gestapo ed internato in campo di concentramento, dove muore, testimoniando la sua fede in Cristo, il 2 aprile del '44. Di lui rimangono molte opere, ora sistematiche ora frammentarie, ma certamente quella sulla morte è la più celebre: Landsberg l'ha scritta in tre versioni, in spagnolo nel '35, in francese nel '36 ed infine in tedesco nel '37.
Ma come è possibile parlare di esperienza della morte? Non è forse la morte, come affermava Epicuro, quel fenomeno di cui non possiamo dire nulla, in quanto la sua esistenza esclude appunto la nostra e viceversa?
Scrive Landsberg: "Il problema specificamente umano della morte ci è posto da un evento che costituisce l'uomo in quanto tale: la trasformazione di un essere vivente in persona. Nella misura in cui questa possibilità fondamentale si realizza, nell'uomo emerge anche l'autentico problema della morte".
La persona umana, che è relazione con un tu, sperimenta la morte di coloro che ama come un momento rivelatore della sua propria morte; ma sperimenta anche che "l'esistenza umana è orientata alla realizzazione di se stessa e all'eternità"; così questa tendenza alla perfezione rende possibile alla persona di trasformare la morte in "un mezzo del suo compimento più proprio".
Sono solo alcuni cenni tra i tanti contenuti nel prezioso libretto, che con Sergio Balbi, e gli amici di Scienza e Vita e del Centro Culturale Massimiliano Kolbe, abbiamo deciso di presentare a Varese: l'appuntamento è per il 7 giugno, alle ore 21, presso l'Aula Magna dell'Università dell'Insubria.


Nella foto: Paul Ludwig Landsberg
di: Guido Bonoldi
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