» ECONOMIA - 05/06/11
L'INDUSTRIA CHIEDE UNA POLITICA "SERIA"
Anche da Varese un forte appello: bisogna occuparsi dei problemi veri del Paese
Più che un atto di accusa è una forte richiesta d'intervento, più che una condanna è una desolante constatazione che la politica continua a parlare d'altro rispetto ai veri problemi del Paese. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati da una parte i segnali d'allarme sulla perdurante incapacità dell'economia italiana di riprendere il sentiero della crescita, dall'altra i messaggi da parte degli imprenditori e delle imprese per smuovere il Governo da questa situazione di stallo.
Sul primo fronte dal Fondo monetario all'OCSE (l'organizzazione che riunisce i paesi più industrializzati), dall'Unione europea all'ISTAT (l'Istituto nazionale di statistica) hanno sottolineato come il maggior problema italiano sia quello della crescita, cioè quello di un'economia che ha subito come gli altri paesi gli effetti della crisi, ma che al contrario degli altri non riesce a riprendersi e a tornare almeno ai livelli precedenti: con tutti i problemi che questo comporta, in primo luogo l'incapacità di creare nuovi posti di lavoro aggravando le già esistenti tensioni sociali.
Sul secondo fronte sono da sottolineare i toni particolarmente duri della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel suo discorso all'assemblea degli imprenditori. "Il PIL italiano - ha rilevato - è aumentato del 45,2% negli anni Settanta, del 26,9% negli Ottanta, del 17% nei Novanta e del 2,5% nell'ultimo decennio. Per questo l'Italia ha bisogno di un incisivo programma di riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita. Fondamentali sono le liberalizzazioni e la riforma della pubblica amministrazione. In Italia c'è bisogno di più mercato, ancora poco presente o del tutto assente in troppi settori della vita economica. Le liberalizzazioni mancate continuano a penalizzare il Paese".
C'è una politica che soprattutto negli ultimi anni sembra avere non solo abbandonato la volontà di vere riforme, ma sembra aver addirittura teorizzato l'impossibilità di attuare i necessari interventi. Impossibilità soprattutto di carattere finanziario dato i ridottissimi margini di manovra di una spesa pubblica sapientemente guidata in equilibrio dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
Ma il tallone d'Achille di questa impostazione sta nel fatto che non è vero che una spesa pubblica aggiuntiva potrebbe essere finanziata unicamente con un maggiore deficit perché lo Stato potrebbe spendere meno in alcuni settori improduttivi (in particolar modo nei costi della politica) per spendere di più e meglio nelle infrastrutture che sarebbero un volano diretto e indiretto alla crescita economica.
Un forte intervento in questa direzione è venuto dal presidente dell'Unione degli industriali della provincia di Varese, Michele Graglia, che nel suo discorso all'assemblea del 30 maggio ha con forza sollecitato la politica a fare con molto più coraggio la sua parte. Se è vero che sono da valutare positivamente la tenuta dei conti pubblici e il forte impegno per il finanziamento degli ammortizzatori sociali "questo non vuol dire - ha sottolineato con forza Graglia - che non si debbano sollecitare alcuni passi improcrastinabili, per esempio una profonda ed urgente riforma fiscale. Così come sono mancati avanzamenti decisi sul fronte delle liberalizzazioni, di una politica più coraggiosa sulle infrastrutture, di una più attenta e significativa difesa della presenza italiana nel mondo. E, lasciatemelo dire a nome di quanti come me girano il mondo per lavoro: quanto le nostre imprese avrebbero bisogno di una nuova immagine del Paese!".
L'Italia ha grandi potenzialità e la provincia di Varese ha al suo interno piccole, medie e grandi realtà economiche che stanno affrontando con grande coraggio e passione le sfide del mercato globale. È industria che si è trasformata, che ha saputo adattarsi ai tempi, che ha trovato la strada dell'innovazione anche nei settori considerati tradizionali e maturi. Per questo chiedono alla politica di non ricordarsi di loro solo per le scadenze fiscali e gli adempimenti burocratici.


di: Gianfranco Fabi
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