» Incontri - 12/06/11
"UN'ALTRA SEI, PIÙ BELLA"
Mia mamma, la prova della malattia e la forza della fragilità
Dopo aver raccontato nel mio primo contributo per RMFonline di mio padre, non posso fare a meno, caro Max, di scrivere qualcosa anche di mia madre; non per una sorta di par condicio familiare, ma perché ritengo che la sua vicenda sia degna di essere raccontata; ti prometto per altro che avrò così esaurito il "filone familiare" e che non scriverò di mio fratello Fausto, anche perché dovrebbe essere lui a scrivere per RMFonline al posto mio, visto che lui è un professionista della penna, seppure in pensione, mentre io sono solo un dilettante.
Marisa è stata per noi una mamma buona, bella e brava, che ha sempre avuto come scopo del suo agire il bene dei suoi figli; una persona mossa da un grande desiderio di vivere intensamente il reale; prima della malattia che l'ha colpita questo desiderio la portava, oltre che a prendersi cura della sua famiglia e della sua casa (era tra l'altro un'ottima cuoca), a impegnarsi in tante iniziative, a livello parrocchiale, nel Centro Culturale e nel Gruppo Anziani di Bobbiate, nel Movimento per la Vita di Varese, nella Classe del '29; fino anche all'impegno politico, quando nel 1993 accettò di candidarsi alle elezioni provinciali nel Partito Popolare (ricordo bene alcune sere in cui io e lei giravamo in automobile ad affiggere i suoi manifesti elettorali).
Poi fu colpita nel luglio del 2002 da un grave ictus, che ha cambiato drasticamente la sua vita in una notte, lasciando come sequela, dopo una lunga riabilitazione, la paralisi completa del braccio destro, la paralisi parziale della gamba destra e, soprattutto, una afasia espressiva, che la limita molto nella possibilità di parlare e di comunicare, proprio in quello che era il suo punto forte!
Questo evento ha approfondito anche il mio rapporto con lei: ho sempre ricambiato l'amore di mia madre, ma questa sua nuova condizione di vita ha fatto nascere in me nei suoi confronti una tenerezza nuova, che sicuramente l'ha sostenuta nella prova della malattia.
In un primo tempo il mio sguardo verso di lei era però offuscato dalla tristezza: era come se sullo sfondo vedessi la Marisa di prima, così attiva e piena di vita, e questa immagine del passato rendeva meno nitido il presente, me lo faceva vedere come attraverso un vetro bagnato dalla pioggia; poi, progressivamente, ho avuto la possibilità di mettere a fuoco la novità pur dolorosa che stava accadendo, la novità di un cuore, il suo, che non si arrendeva, che non cessava di amare la vita, che non si ribellava, che continuava semplicemente a desiderare.
È rimasta una persona lieta, certo molto più fragile e bisognosa, ma con una attesa nel cuore, che vibra nel tono che sa dare alle quattro parole in croce che riesce a pronunciare o nella espressione del volto, che comunica tutto quello che il linguaggio non sa più esprimere.
Una volta ho parlato di queste cose con un amico sacerdote, che ha commentato il mio racconto con un versetto della poesia di Ada Negri "Mia giovinezza": "Sei tu, ma un'altra sei: senza fronda né fior, senza il lucente riso che avevi al tempo che non torna, senza quel canto. Un'altra sei, più bella."


di: Guido Bonoldi
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