Lettera da Roma - 12/06/11
LA NUOVA DIMENSIONE DELL'UOMO
A colloquio con don Lynch, vicerettore della FraternitÓ San Carlo Borromeo
Poco fuori dal Grande Raccordo Anulare, lungo la consolare Boccea, immerso nel verde, c'Ŕ il Seminario della FraternitÓ San Carlo Borromeo: giovani da tutto il mondo che si preparano a diventare sacerdoti in missione. Lý mi riceve don Jonah Lynch, vicerettore della FraternitÓ.
Don Jonah Ŕ americano, Oregon. Prima di giungere a Roma ha fatto molte esperienze, finendo a studiare a Montreal dove ha incontrato i sacerdoti della San Carlo. Ha appena scritto per le edizioni Lindau un libro curioso e interessante, "Il profumo dei limoni". A dispetto del titolo, si occupa di tecnologia e rapporti umani nell'era di Facebook.
"Mi sono sempre piaciuti i limoni". Don Jonah introduce la chiacchierata con un vago accento americano che i dieci anni romani non sono ancora riusciti a stemperare "╚ un frutto che, colto dall'albero, ha la scorza ruvida. Pi¨ curato Ŕ l'albero, pi¨ ruvida la scorza. Se la si schiaccia un poco esce un olio profumato e la scorza si addolcisce, poi c'Ŕ quel succo asprigno. Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtÓ, il sessanta per cento".
Strana riflessione per uno che Ŕ nato nella patria di Google e Microsoft. Eppure nelle parole di Lynch non c'Ŕ alcun impianto per il passato. Semplicemente la necessitÓ di aprire un dibattito sull'uso di tecnologie troppo coinvolgenti. Tra un decennio o due potrebbe essere tardi. MancherÓ sia l'esperienza diretta del mondo prima di Internet, sia la luciditÓ di un giudizio distaccato: i figli digitali non potranno essere maestri a se stessi.
"Tra gli universitari che conosco - prosegue il giovane sacerdote - ormai si usa dire: ci vediamo su Facebook, e si ciatta pi¨ volentieri dalla propria camera piuttosto che uscire a bere una birra insieme". Cosa significa, domando,vivere i rapporti attraverso uno schermo piuttosto che di persona? "Se accettiamo che l'uomo Ŕ un tutt'uno di corpo e anima, dovremo riconoscere che qualcosa di fondamentalmente diverso avviene in un incontro virtuale rispetto ad un incontro reale nella carne. Percepire un profumo, stringere una mano, dare un bacio, guardarsi negli occhi, ridere (e non digitare 'ahahahah') Ŕ possibile solo attraverso il corpo".
La FraternitÓ San Carlo comunica normalmente via email con i suoi membri sparsi per il mondo. Usa Skype, ha un sito Internet. Ma Ŕ difficile non condividere la necessitÓ almeno di fermarsi un attimo a riflettere su cosa comportano le nuove tecnologie e le modalitÓ multitasking che ci permettono di fare pi¨ cose contemporaneamente.
Una manciata di chilometri ad ovest della Boccea c'Ŕ il grande complesso del Policlinico Gemelli. Famoso per essere stata la terza casa del Papa, come Giovanni Paolo II stesso la definý, in un reparto un po' defilato, il dottor Federico Tonioni, psicoterapeuta e tra i responsabili del "day hospital" per tossicodipendenti, ha aperto un centro sperimentale di cura per dipendenze da Internet.
"Nell'ambito del mio lavoro - mi racconta con una faccia pi¨ da bambino curioso che da serioso professore - avevo notato dei cambiamenti sostanziali nel modo di pensare dei pazienti tossicodipendenti. Era come se fosse mutato nella mente qualcosa a livello strutturale, soprattutto tra i giovani. Abbiamo cosý avviato alcuni esperimenti pilota che ci hanno confermato nell'intuizione. L'eccessivo utilizzo di alcune tecnologie, oltre a creare in alcuni casi vere e proprie dipendenze, ha un effetto mutante nei meccanismi neuronali".
Tonioni racconta di alcuni casi limite. Ma Ŕ soprattutto una osservazione che mi rimane impressa: "Normalmente siamo abituati a parlare di 'concentrazione' della mente davanti ad un lavoro intellettuale, come per esempio lo studio, ma le nostre ricerche hanno evidenziato che davanti allo schermo del computer, durante una chat, un network, la ricerca compulsava di informazioni, la cosiddetta information overload, il cervello non si concentra, ma si posiziona piuttosto in uno stato di 'trance', un po' come quando si sogna ad occhi aperti. E questo significa che la mente sta lavorando in maniera differente rispetto al passato".
Domande divise da pochi chilometri su di una nuova dimensione dell'uomo. Domande legittime che attendono risposte ragionevoli e di buon senso. D'altronde anche queste righe non le state leggendo davanti ad un computer?


nella foto: la copertina del libro di Jonah Lynch
di: Paolo Cremonesi
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