» Incontri - 26/06/11
IL RETTORE MANTEGAZZA
A lungo a capo dell'Università Statale di Milano e ricercatore insigne
Tornare per tre giorni alla Ca' Granda di Milano per partecipare al VI Convegno Internazionale della Associazione Medicina e Persona, che si celebra ogni due anni a fine giugno presso l'Aula Magna dell'Università Statale, porta a galla in me tanti ricordi legati agli anni trascorsi come studente universitario in quella prestigiosa sede.
Sono stati anni entusiasmanti e ricchi di esperienze significative per la mia vicenda umana oltre che per la mia futura professione di medico: tra i tanti incontri di quel periodo, che hanno arricchito la mia vita, vorrei qui ricordare quello con il professor Paolo Mantegazza, varesino di origine, docente di farmacologia e rettore emerito di quella università.
Come molti sanno Paolo Mantegazza ha ricoperto per ben diciassette anni la carica di rettore della Statale di Milano, dal 1984 al 2001, dopo essere stato, nei dieci anni precedenti, preside della Facoltà di Medicina. Fu proprio nel periodo della sua presidenza alla Facoltà di Medicina che ebbi modo di conoscerlo, sia frequentando il suo corso di farmacologia nell'anno accademico 1976-77 e sia soprattutto partecipando per tre anni al Consiglio di Facoltà come rappresentante studentesco per la lista dei Cattolici Popolari.
Se devo cercare di fornire una chiave di lettura della figura e dell'opera del professor Mantegazza come docente e ricercatore insigne e come autorità accademica, direi che è stato un esempio preclaro di cosa significhi essere un laico cristiano, che nel suo caso potremmo tradurre in modo prosaico con la frase "essere un grande uomo alla mano".
Come docente era capace di destare negli studenti interesse per la sua disciplina e si capiva bene, frequentando le sue lezioni, che non si trattava di nozioni di riporto, ma delle scoperte di un ricercatore appassionato. La prima dispensa che pubblicammo a Medicina come Cooperativa Universitaria Studio e Lavoro (CUSL) fu proprio quella che riportava il testo delle sue lezioni. L'introduzione alla dispensa terminava con la seguente frase: "Ci dispiace solo di non aver potuto riprodurre, per problemi tecnici e di costo, una delle principali caratteristiche del corso: il copioso uso di gessetti colorati; ma questo è uno spettacolo che si può godere solo dal vivo". L'uso dei gessetti colorati sulla lavagna costituiva infatti, in epoca pre-informatica, uno dei mezzi che il professor Mantegazza utilizzava per facilitare l'apprendimento della farmacologia da parte dei suoi studenti.
La vicenda umana di Paolo Mantegazza è stata segnata da un grave lutto familiare: la perdita in giovane età di due dei suoi quattro figli a causa di in un incidente stradale. Un giorno, nel corso di una affollata ed infuocata assemblea studentesca, caratterizzata da violenti attacchi verbali da parte degli studenti della sinistra extraparlamentare all'indirizzo di Comunione e Liberazione, il professor Mantegazza, prese la parola in difesa di CL raccontando dei suoi due figli tragicamente scomparsi e di come quella vicenda lo avesse avvicinato a Don Giussani e al suo movimento: la profonda umanità della sua testimonianza ebbe il potere, almeno per quella volta, di placare la furia ideologica anche dei più esagitati.
Nei miei confronti così come nei confronti di altri compagni di università come Filippo Ciantia, Luciana Bassani, Mauro Pizzi e Silvano Mukenge, Paolo Mantegazza ha sempre nutrito affetto e stima. La sua disponibilità alle mie più svariate richieste mi ha sempre stupito: è venuto a trovarmi fino in Paraguay a Villarrica, nel 1988, dove ho avuto così la possibilità di organizzare una sua conferenza presso la locale Università Cattolica. Molti anni più tardi, ai tempi del referendum sulla legge 40, ha aderito al mio invito ad assumere la presidenza della neonata sezione varesina di Scienza e Vita. Mi ha sempre seguito con attenzione e sostenuto nello svolgersi non sempre lineare della mia carriera professionale. Una domenica, mentre si trovava nella sua casa natale della Rasa, per una urgenza medica ebbe bisogno di un ricovero ospedaliero: mi chiamò e venne all'Ospedale di Cittiglio, dove allora lavoravo; il lunedì dopo, il mio primario di allora, il caro dottor Perrotta, non voleva credere ai suoi occhi, quando si trovò tra i pazienti ricoverati nientedimeno che il Magnifico Rettore dell'Università Statale di Milano.
Ancora adesso, tutte le mattine, Paolo Mantegazza, con alle spalle 88 primavere, si reca al suo amato Istituto di Farmacologia a Città Sudi: per tutti, anche per nostro Signore, è sempre il professor Mantegazza.



Nella foto: Paolo Mantegazza con il sindaco Fontana
di: Guido Bonoldi
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