» Lettera da Roma - 26/06/11
SAN PIETRO? E DOV'È?
Roma sconta la mancanza di una grande riforma ecclesiale
La domanda di per sé non sarebbe particolarmente sorprendente, se a porla non fosse un gruppetto di ragazzi delle elementari del quartiere di Valle Aurelia: due passi da dove abito, due fermate di metropolitana dalla Basilica nota in tutto il mondo.
È uno dei tanti paradossi della Città Eterna, cuore mondiale del cattolicesimo dove però gli abitanti ostentano crescente indifferenza alla Chiesa.
La tiepidezza è ormai concreta e a portata di mano: matrimoni religiosi in caduta libera, crollo dei battesimi, frequenza alla messa domenicale attorno al dieci per cento.
Secondo gli ultimi dati pubblicati, se nel 1990 i battesimi costituivano l'85 per cento e nel 2000 si attestavano attorno all'80 per cento, dimostrando che tutto sommato la situazione teneva nonostante il vento della secolarizzazione, col decennio successivo il trend è cambiato in negativo: su 25.282 nati nel 2010 (con una popolazione di 2.809.875) sono stati celebrati dai parroci romani 'solo' 14.034 battesimi, pari al 55,5 per cento. Se questo sacramento è calato, lo stesso vale per i matrimoni religiosi. Mentre quelli civili resistono e restano quasi invariati (nel 1990 erano 4737; 4484 nel 2000; 4478 nel 2010) le unioni celebrate in chiesa hanno subito un tracollo: nel 1990 sono stati 8417, nel 2000 sono stati 6851 mentre nel 2010 5078. Un'occhiata infine alla situazione dei seminaristi non rallegra ulteriormente. Se negli anni Novanta superavano abbondantemente i 250, nei decenni successivi il loro numero si è dimezzato drasticamente: 138 nel 2010.
In Vicariato nessuno vuol sentire pronunciare la parola «emergenza», quasi fosse un tabù. Ma all'orizzonte non si intravedono tempi di bibliche vacche grasse. Non è un caso che il tema scelto per un convegno diocesano, aperto da Benedetto XVI il 13 giugno nella basilica del Laterano, sia stato dedicato proprio alla trasmissione della fede e all'iniziazione cristiana.
Il ruolo del Papa, che è anche Vicario della Chiesa di Roma rispetto alle sue 336 parrocchie, è davvero centrale. Non a caso quand'era cardinale proprio Ratzinger puntò il dito sul "clamoroso fallimento della catechesi contemporanea".
Eppure durante le omelie domenicali, raramente il Papa è citato dai sacerdoti. Tanto che da un paio d'anni Benedetto XVI ha deciso di dedicare il breve commento dell'Angelus proprio ad una spiegazione essenziale del Vangelo della domenica. Evidentemente a conoscenza di quanto si ascolta in parte delle chiese.
Cosa fare per invertire il fenomeno? Come riuscire a far capire alle giovani coppie l'importanza di battezzare i figli e formarli cristianamente? Certo Roma sconta la mancanza di una grande riforma ecclesiale che gli ambrosiani invece conoscono bene: per dirne una, nella capitale non esiste la tradizione degli oratori giovanili. Molte chiese sono chiuse alle prime ore pomeridiane. E il cinismo dei suoi abitanti, abituati a guardare dalla 'caput mundi' con disincanto l'evolversi della storia, non è di grande aiuto.
Nel libro-intervista «Luce del mondo» (edizioni San Paolo) Benedetto XVI ha riflettuto a lungo sul fenomeno. Si è chiesto che cosa significa vivere in un'epoca nella quale «è necessaria una nuova evangelizzazione». Ha criticato la burocrazia ecclesiale "troppo consumata e stanca". Ha rilanciato l'esperienza di "un cristianesimo che da' gioia e allarga gli orizzonti". Ha indicato il fiorire di nuove iniziative che nascono dai giovani". A ben guardare anche a Roma non mancano esperienze in tal senso. Penso soprattutto a parrocchie di periferie come la Magliana o a centri giovanili all'Esquilino. Certo: bisogna avere lo sguardo giusto per coglierle in azione.


di: Paolo Cremonesi
..................................................................................................................................
Condividi | |