» Incontri - 10/07/11
MARTINELLI, FRATE E VESCOVO CORAGGIOSO
Vive da quarant'anni a Tripoli, dove ha saputo integrare i cattolici con la comunità locale
In questi ultimi mesi, da quando è scoppiata la guerra civile in Libia nella quale la NATO ha deciso di intervenire con i suoi dissennati raid aerei, che bombardano la capitale libica, colpendo così anche la popolazione civile a dispetto della dichiarata motivazione iniziale, che era appunto quella di difendere la popolazione civile stessa, avrete sentito sicuramente parlare di un italiano coraggioso, che vive a Tripoli da quarant'anni, monsignor Giovanni Martinelli, frate francescano e vescovo cattolico di Tripoli dal 1985.
Ho avuto modo di conoscere personalmente Monsignor Martinelli nell'aprile del 2000, quando insieme ai responsabili della Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (AVSI), Alberto Piatti e Giampaolo Silvestri, mi ero recato a Tripoli, su invito appunto di Monsignor Martinelli, per valutare la possibilità di avviare un progetto di cooperazione tra AVSI e la Chiesa locale.
Ho un vivo ricordo di quel fine settimana passato a Tripoli, sotto un cielo azzurro, e di ciò che ho visto. Monsignor Martinelli, con la pazienza e la speranza, che gli derivano da una salda fede cristiana, aveva saputo creare nel tempo un rapporto di fiducia con le autorità civili e con la popolazione locale, che permetteva alla piccola comunità cattolica, costituita per lo più da lavoratori stranieri e da profughi provenienti dall'Africa nera, di praticare liberamente la propria fede e di dare il proprio contributo al bene comune.
Dico "aveva saputo", usando il trapassato prossimo, non perché tutto ciò sia finito, ma per indicare il grave pericolo che la crisi in corso rappresenta per la presenza cattolica in Libia, pericolo sicuramente aggravato dall'intervento delle potenze occidentali.
In quel fine settimana del 2000 abbiamo avuto anche la possibilità di visitare un centro di accoglienza per ragazzi gravemente disabili di proprietà dello stato, dove prestano la loro opera a favore degli ospiti le suore di Madre Teresa di Calcutta, che vivono in un convento all'interno del centro, dove c'è anche una cappella con il Santissimo Sacramento; come in tutte le cappelle dei conventi delle Missionarie della Carità, a fianco del crocifisso campeggia una scritta che riporta una delle parole che Gesù ha pronunciato dalla croce: sitio, ho sete. Mi ha impressionato leggere quella parola proprio lì, all'interno di una opera assistenziale di uno stato islamico: Gesù mendicante del cuore degli uomini, anche degli abitanti di Tripoli e della Libia, attraverso la presenza umile e certa dei suoi testimoni, come Monsignor Martinelli e le suore di Madre Teresa.
Per quanto riguarda Tripoli, in quella occasione non ebbi l'impressione di trovarmi in una situazione di oppressione: è vero che la città era disseminata di fotografie del rais e di bandiere e stendardi verdi, ma la gente appariva tranquilla e dimostrava anche una certa simpatia per noi italiani; mi ricordo di tre signore che per strada sentendoci parlare la nostra lingua interloquirono con noi, confidandoci che anche loro avevano studiato italiano a scuola e che amavano l'Italia. Di certo ora sarà più difficile per gli abitanti di Tripoli provare simpatia per una nazione che li bombarda.
Il 28 maggio scorso Monsignor Martinelli è stato ricevuto dal Santo Padre, che ha a cuore la pace in Libia e che tenterà di percorrere tutte le strade possibili per una soluzione negoziata del conflitto. Speriamo che prevalga nei paesi della NATO la ragionevolezza e che almeno l'Italia abbia il coraggio di dire "basta con i bombardamenti".


Nella foto: Monsignor Martinelli
di: Guido Bonoldi
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