» Lettera da Roma - 10/07/11
NELLA TERRA DI SAN BENEDETTO
Piccola digressione di viaggio per un giorno di vacanza speso bene
Come ogni estate migliaia di varesini si stanno preparando a raggiungere il Sud per le meritate vacanze alla ricerca di un corroborante riposo. Non è detto però che il dilettevole non si possa sposare con l'utile: quella che propongo è infatti una digressione di un giorno, soprattutto per chi utilizza la A1, alla scoperta dei luoghi dove visse San Benedetto.
Siamo a una settantina di chilometri da Roma. Dopo avere imboccato la A24 verso l'Aquila, là dove appunto incrocia l'autostrada del Sole, siamo usciti al casello di Vicovaro e abbiamo fatto rotta verso Subiaco. Immaginate grandi praterie di fondovalle, faggete tra le più belle dell'Appennino centrale, sorgenti, piccoli stagni dove vive il tritone, cime con balconate straordinarie, dal Vettore alla Meta. In primavera distese colorate di crocus, orchidee, ranuncoli, viole gialle e viola, genziane azzurre, narcisi, asfodeli. Fauna di tutto rispetto: dal lupo all'orso al cervo, sopra il territorio vola persino l'avvoltoio grifone.
Sono i monti Simbruini : un'area di circa 600 kmq, compresa tra la valle dell'Aniene a ovest, la piana di Carsoli a nord, la piana del Fucino a est. A sud ci si prolunga nei monti Ernici fino a Sora. Una zona disabitata, con soltanto una decina di piccoli paesi intorno e un paio dentro, tra Abruzzo e Lazio, con un confine che segue quello che era tra il regno di Napoli e lo stato Pontificio. La parte laziale è tutelata con un parco regionale dal 1983.
In questi luoghi, a Subiaco in particolare, visse Benedetto, patrono d'Europa. All'origine il santo è un ragazzo di famiglia agiata che, dal territorio di Norcia, viene a Roma per dedicarsi agli studi letterari. Ma la città eterna gli appare come un abisso di perdizione in cui è facile perdersi. Nel 410 Roma era caduta ed era stata saccheggiata per la prima volta dalle truppe di Alarico, sotto gli occhi stupefatti del mondo. Poi, nei primi tre quarti di secolo, si era compiuta la rovina. A metà secolo c'era stata la terribile minaccia di Attila ed i suoi Unni, provenienti dal Nord, e, subito dopo, un altro saccheggio da parte dei Vandali di Genserico.
Benedetto è adolescente quando raggiunge la città sopraffatta da invasioni ma anche carestie, epidemie, lotte intestine, disfacimento del tessuto sociale amministrativo e religioso. Sembrava davvero una città agonizzante, anche se, dice un testimone del tempo, "moriva ridendo".
Il giovane fugge da quel mondo desolato che si abbevera agli ultimi piaceri e che gli sembra un deserto. Preferisce un deserto vero. Lo trova per tre anni in un paesino a settanta chilometri da Roma, accompagnato e accudito dalla sua governante, abitando in una chiesa dove espletava attività taumaturgica. Ma è difficile vivere in solitudine, quando si compiono miracoli. Così Benedetto fugge di nuovo, questa volta completamente solo, rifugiandosi in un'inaccessibile grotta a Subiaco. Vi resterà altri tre anni. È Dio a decidere che quella solitudine debba cessare il giorno di Pasqua del 500, quando suggerirà a un prete delle vicinanze di andare a condividere il pranzo con l'eremita della montagna. Poi sono dei pastori che cominciano a portargli i prodotti del loro gregge e che il giovane solitario ricambia, offrendo il nutrimento della sua predicazione: l'inizio dell'attività pubblica.
La visita a questi luoghi è una esperienza: Pio II, arrivando al Monastero di San Benedetto a Subiaco, che comprende il Sacro Speco, lo definì "nido di rondini". Incassato nella roccia a strapiombo sulla valle sottostante, così in effetti appare a chi percorre il bosco.
Dei dodici monasteri fondati dal giovane nella zona uno solo è sopravvissuto all'impianto originale. È quello di Santa Scolastica leggermente distante dal centro abitato. Gli altri, distrutti dai saraceni, furono ricostruiti solo in parte. Pareti, volte e scale, archi perfettamente integrate nella roccia cui si appoggiano. Pietre e natura. Silenzio e preghiera: commuove pensare che da questo piccolo angolo del Lazio, apparentemente dimenticato, sia partita quella riscossa del cattolicesimo in un epoca in cui tutto sembrava crollare e che ha raggiunto tutta l'Europa. Una giornata di vacanza spesa bene.


Nella foto: l'eremo di Subiaco
di: Paolo Cremonesi
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