» AMBIENTE - 31/07/11
INNOCENZA DEGLI ALBERI, COLPE DELL'UOMO
Un fortunale estivo ha messo in luce la scarsa cura del nostro patrimonio verde
Sono stati sufficienti dieci minuti di inaudita violenza atmosferica, con vento e grandine, la sera dello scorso 13 luglio, per mettere in ginocchio il patrimonio arboreo di Varese: alberi sradicati, spezzati e piegati dalla furia del vento e della grandine, tombini esplosi - ma qualcuno fa ancora la manutenzione? - tetti scoperchiati, allagamenti... Danni ingenti dappertutto, danni a cose e a persone. Immagini che pensavamo relegate solo ai TG, osservate con occhi distratti, - "tanto da noi queste cose non succedono" - d' improvviso le abbiamo trovate materializzate e reali anche nella nostra città. Insomma un vero disastro cui Varese raramente ci espone: Biumo Superiore, la nostra acropoli, sconvolta, con alberi venuti giù come birilli; Villa Augusta devastata nel suo patrimonio arboreo, con buona pace, penso, dei fautori dell' autosilo sotterraneo. Alberi caduti su macchine, su autoambulanze, su tetti e su strade trafficate.
Colpa dei cambiamenti climatici, colpa delle emissioni gassose, colpa del buco dell' ozono, della tropicalizzazione... e che altro... Colpa di chi non fa più manutenzioni e lascia i tombini sporchi e gli alberi troppo alti o troppo vicini alle case... Qualche tecnico ha perfino buttato lì: colpa della fragilità genetica di qualche specie vegetale esotica - leggi Cedri dell' Himalaya - il cui legno è debole... Pura invenzione che ha avuto l'effetto di scatenare un' autentica corsa alla castrazione con potature assurde di riduzione di questa bellissima specie vegetale, tipica del nostro paesaggio.
In tutto questo disastro il messaggio che passa è che gli alberi siano pericolosi, che debbano perciò essere "messi in sicurezza" con pratiche manutentive errate e mutilanti. L'invito è stato prontamente raccolto da molti varesini, complici anche le incaute dichiarazioni di alcuni tecnici e amministratori - un bel tacer non fu mai scritto - o, meglio, da quei varesini educati a pensare che la Natura sia qualcosa di ostile che può provocare danni e che quindi va tenuta sotto controllo e regolata.
Nei giorni seguenti al fortunale estivo ha fatto più vittime la motosega dei "potatori", presi dal sacro furore di eliminare potenziali pericoli, che il cataclisma medesimo. Alberi rimossi o ridotti a penosi appendiabiti perché giudicati pericolosi dall'esperto di turno o dall' ansia del vicino sempre attento a vedere che cosa succede oltre la sua siepe; alberi penosamente mutilati perché così facendo si riduce "l' effetto vela". Insomma la scienza velica e marinara - non per nulla gli italiani oltre che santi ed eroi sono un popolo di naviganti! - applicata alla botanica e alle scienze naturali. Si è diffuso un senso di paura ingiustificato: come se la caduta di qualche tegola inducesse a costruire le case senza coppi e senza tetti! E il timore, purtroppo, è contagioso: se lo fa il vicino di casa, perché non lo debbo fare anch'io?
Mi sento dire: "Ma me lo ha detto e fatto fare il giardiniere!". Bene, peccato che oggi, sempre più di frequente, si autoinvestono di questa professione degli improvvisati, senza arte né parte, capaci di operare solo perché il mercato non richiede competenze, serietà e studi. La valutazione di pericolosità, presunta o reale di un albero, è lasciata ai giudizi del praticone, del sentito dire, della paura... È come se la stabilità di un ponte o di un grattacielo fosse lasciata al giudizio del muratore e non dell'ingegnere, se l' elettrocardiogramma fosse letto dal primo che capita e non dal cardiologo, se la tenuta di una diga fosse valutata dall'idraulico e non dallo strutturalista.
Gli alberi a Varese sono milioni - è la sua peculiarità e bellezza -, i danni che provocano sono in percentuale ridottissimi - nell' ordine dello 0,000000... - perché dunque queste esagerazioni, queste paure, questi tagli preventivi? Varese è già stata depauperata pesantemente, ha già perso e sta perdendo tantissimi alberi sacrificati alla costruzione di alberghi, centri commerciali e residenziali, immolati a un Piano regolatore che se ne infischia di loro. Non è abbastanza?
Tutti gli alberi che sono caduti o si sono spezzati, causando ahimè danni anche ingenti, avevano al loro interno punti di debolezza anatomica, avevano le radici già segnate da attacchi di patogeni, erano piante sottoposte negli anni a maltrattamenti o a interventi manutentivi sciagurati. In poche parole erano già alberi deboli e poco vigorosi, con sintomi precisi che non sarebbero sfuggiti a un occhio attento. E il più delle volte è l'uomo il principale patogeno, il responsabile di questi indebolimenti che portano poi al crollo dell' albero. Emblematico a tal riguardo è quanto accaduto in Viale Borri, nello storico parco Prevosti. Parco tra l'altro sottoposto a rigidi vincoli ambientali proprio in considerazione della bellezza del suo patrimonio arboreo. Ebbene lì si è costruito a due metri da Cedri centenari; si è fatto di tutto e di più: radici tagliate, costipamento del terreno, mancanza di manutenzione... Nessun riguardo per queste povere piante secolari, patrimonio di tutti.
Poi arriva un temporale, rompe grossi rami che cadono sul tetto rovinandolo e si dà la colpa agli alberi che sono pericolosi... Anzi si richiede - e si ottiene di primo acchito - al Comune l'autorizzazione all'abbattimento preventivo di tutti gli alberi... Perché non si sa mai! Chi è il vero responsabile dei danni patiti? L' albero o l' uomo?


di: Daniele Zanzi
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