» Diario - 04/09/11
REPORTAGE DA GULU
Testimonianza dalla missione comboniana in Uganda. Prima di quattro puntate
Ho trascorso quindici giorni di vacanza nella missione comboniana di Laybi, e ho tenuto la cronaca sia dell'esperienza spirituale vissuta durante la preghiera e la meditazione sia degli incontri e delle esperienze più significative. Ho lasciato la missione con nostalgia e la porterò sempre nel cuore con la grande amicizia di padre Larem che ringrazio per l'ospitalità . Dedico questa mia testimonianza ad Alma

Gulu, 16 luglio
Arrivo a Entebbe. Durante il viaggio aereo di dodici ore, ho riposato un po', ma soprattutto ho pregato la preghiera di Nostro Signore e ho letto e meditato gli scritti di Silvano del Monte Athos sull'ascesi spirituale alla contemplazione di Dio. La persona che mi ha accolto con tanta cortesia in aeroporto a Entebbe esibendo un grande cartello con il mio nome e cognome mi ha facilitato il rilascio del visto di tre mesi previo pagamento di cinquanta dollari, superando una lunga coda e mi ha portato ad un taxi per condurmi alla Missione Comboniana di Kampala. Qui sulla strada dove la guida è inglese, sulla sinistra, ho avuto il primo shock dovuto alla visione di una densa cortina fumogena dell'intensissimo traffico sulla strada a due corsie: erano le emissioni di gas di moto, auto e camion, tutti mezzi obsoleti, letteralmente nere, creando un'aria irrespirabile. Sono le nostre vecchie auto e camion dismessi dieci, quindici venti anni fa in Europa e importati senza alcun criterio di revisione, non essendoci qui nessuna norma che regola l'emissione dei gas di scarico. Alla Missione Comboniana di Kampala sono stato ospitato in una semplice ed essenziale camera, ma con bagno e doccia e zanzariere. Ho conosciuto il padre provveditore, era molto stanco per il super lavoro della gestione economica di centotrentadue distretti, era costretto a lavorare sabato e domenica, mi ha spiegato che qui non usano gli assegni e le carte di credito, per cui tutti gli scambi avvengono in moneta cartacea, il che complica molto il suo lavoro contabile.
Il mattino ho partecipato alle sette alla Messa domenicale accompagnata da numerosi canti delle suore presenti, prima di partire per Gulu con due "brother" Lawrence e Charles della Missione di Gulu su una Land Rover. Un viaggio di quattro ore per circa trecentocinquanta chilometri su una strada sempre diritta, diretta al nord, larga e ben tenuta per i primi centocinquanta chilometri, poi stretta e pericolosa per l'ultimo tratto, frequentatissima da TIR diretti in Sud Sudan ora indipendente, auto, moto che sfrecciano veloci e si superano con poco margine di sicurezza, inoltre a rendere la guida ancora più pericolosa ai lati ci sono molti pedoni e bici con carichi ingombranti. Abbiamo incontrato cinque posti di blocco della polizia stradale e a ognuno bisognava lasciare un pedaggio, mi hanno detto che usa così perché gli stipendi del governo sono miseri. A un certo punto abbiamo attraversato il grande Nilo con le sue maestose rapide visibili in questo tratto. Siamo nella stagione delle piogge e le temperature non sono elevate né è elevata l'escursione termica notturna, ma c'è molta umidità, si passa dai ventisei - ventiquattro gradi di giorno ai venti gradi di notte, tutti i giorni o quasi si scatenano dei temporali violentissimi con tuoni e fulmini a volte paurosi che con la pioggia torrentizia rende questa terra rossa molto fertile. Durante la visita all'ospedale di Lacor a Gulu ho visitato un reparto chiamato "Burns" dedicato alla cura di grandi ustionati per fulmini dove erano ricoverati diversi pazienti.
La missione di Gulu è un'oasi di verde, di pace e di silenzio. Quello che colpisce qui è che si trova solo l'essenziale e pur non mancando nulla, non esiste il superfluo. Però tutto è molto in ordine, i giardini sono belli per numerose piante fiorite e i prati, come quelli inglesi, sono molto curati. Così all'arrivo si riceve un indiretto segno della presenza di Dio che è l'ordine e la bellezza dei giardini e l'armonia delle costruzioni semplici tutte ad un piano con porticati. Inoltre vi sono molti alberi da frutta tropicale e coltivazioni di fagioli e granoturco che cresce molto rigoglioso perché la terra è molto fertile e sono possibili due raccolti l'anno. La missione ospita una scuola professionale per falegnami e meccanici, la tipografia di Padre Larem e una struttura di ospitalità per visitatori, per corsi di formazione ed esercizi spirituali oltre che la dipendenza con la cappella ed il piccolo refettorio, dove sono alloggiato anch'io. Per me Larem ha trovato una sistemazione vicino alla sua camera, una bella e spaziosa stanza con zanzariere sul letto e alle finestre e mi tratta con tutti gli onori, che non merito, ha dato disposizioni in cucina di cucinare secondo la nostra cucina italiana con primo e secondo, ed è tutto ottimo. Le verdure sono molto più saporite delle nostre, ne sono servite sempre tre di qualità diversa. Inoltre la frutta è buonissima, dall'ananas al mango, dalle papaie alle banane che qui crescono in abbondanza, mangerei solo quella. Il fratello di Larem, Berto, un uomo eccezionale per forza e carattere, già esperto muratore edile, in pensione, viene tutti gli anni per tre quattro mesi per costruire ciò di cui la missione ha bisogno e qui gli abitanti non sono in grado di fare senza un capomastro, così un anno fa ha costruito un forno a legna con i refrattari per cuocere un ottimo pane e volendo delle pizze (se ci fosse la disponibilità di personale pratico si potrebbe anche produrne per la popolazione che ne va ghiotta), un altro anno ha costruito le celle frigorifere per la conservazione delle carni, un altro ancora ha portato i semi dei fagioli borlotti e ne ha fatto una piantagione e poi li ha distribuiti anche ai contadini del luogo come nuova risorsa alimentare, un altro anno ha costruito il muro di recinzione in seguito all'omicidio da parte di un ugandese di un padre missionario, un altro anno ancora la cappella con un enorme crocefisso scolpito interamente in legno alto sette metri.
Al mattino, dopo la Messa delle sei e trenta facciamo colazione e poi vado a fare una passeggiata di circa un'ora. Lunedì sono stato a Gulu a piedi circa otto chilometri andare e otto a tornare, poi ho dormito quasi tutto il giorno e così anche martedì e mercoledì. Mi è uscita tutta la stanchezza accumulata in questi mesi di vita "solitaria", dalla partenza di Alma per il Paradiso, con un grande desiderio di dormire, oltretutto ero abituato a cinque, sei caffè il giorno mentre qui usano caffè decaffeinato, o ugandese che non è come il nostro e devo essere andato anche in astinenza di caffeina. Ora mi sto riprendendo. Ho dovuto sospendere il Malarone per la profilassi malarica perché mi causava forti vertigini ed insonnia com'è scritto nel bugiardino, ed ho ascoltato il consiglio di Larem di usare alla sera e al mattino un forte repellente di zanzare che si chiama Autan Tropicale, il migliore in commercio, e di spruzzarlo sulle caviglie, sulle mani e braccia, e sul collo, come usa fare lui stesso senza alcuna profilassi. Inoltre nella missione vi sono una grande igiene e pulizia con detergenti antibatterici, soprattutto nei bagni. La missione è dotata di un potente generatore di corrente diesel con inverter che scatta automaticamente quando manca l'energia elettrica che purtroppo spesso va e viene nei momenti più imprevisti.
Larem mi ha fatto visitare tutta la missione molto vasta e soprattutto la tipografia costruita e messa in funzione da lui. Nel Duemila, se ricordo bene, lo aiutai a raccogliere dei fondi per acquistare una grande Heidelberg usata ma funzionante. Disegnai anche un sito su internet intitolato operazione Heidelberg per raccogliere i diciottomila euro necessari, è ancora attivo all'indirizzo http://www.padrelarem.org . La tipografia si sostiene come attività produttiva e dà lavoro a diversi operai, svolge un ruolo cardine nell'evangelizzazione per la diffusione della stampa cattolica in lingua acholi, la lingua ugandese del nord. Serve anche per la stampa di numerose altre pubblicazioni necessarie alle attività produttive e commerciali e ai servizi come la stampa delle cartelle cliniche per l'ospedale di Lacor e libri per le scuole statali. Veramente non ha nulla da invidiare alle nostre tipografie italiane. Padre Larem vive lo spirito missionario di Comboni, che consiste in "evangelizzazione e promozione umana". La tipografia è promozione umana come la costruzione di pozzi per l'acqua potabile, il sostenere le rette per la scuola delle famiglie bisognose è promozione umana, avviare delle attività agricole è promozione umana, costruire scuole, dispensari, ospedali è promozione umana. Mentre Larem opera l'evangelizzazione attraverso i corsi dei numerosi catechisti che preparano ai sacramenti del Battesimo, Cresima, Confessione, Comunione e Matrimonio e nelle celebrazioni eucaristiche come nell'incontro con la popolazione che lo ama proprio come "Larem", "Amico" cui propone il messaggio evangelico con la forza dello Spirito Santo. Inoltre si occupa di tutti gli svariati problemi per il bene della sua gente cui trasmette tutto il suo amore per Cristo. Sa discernere il vero bisognoso da chi invece vuole approfittare della sua generosità per non lavorare. Poi deve anche amministrare la missione, che appesantisce il suo lavoro, ma anche questa è un'attività necessaria che i "brothers" non hanno la capacità di compiere.
Ho molto tempo per pregare nella vicina cappella davanti al Signore e di meditare il libro che mi sono portato degli scritti di San Silvano del Monte Athos per chiedere al Signore l'esichia, è la preghiera del cuore senza intermissione, di Nostro Signore: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore". E l'esicasmo è "la contemplazione di Dio, che si manifesta nella Luce e come Luce. La luce divina è l'energia increata. L'uomo viene rapito in un altro mondo con una tale potenza e delicatezza, al medesimo tempo, che non percepisce neanche il momento in cui è avvenuto e non sa se egli è nel corpo o fuori dal suo corpo, ... talmente è sommerso dalla dolcezza dell'amore divino, dimentica sé stesso e il mondo". Leggendo San Silvano del Monte Athos ho scoperto che il suo percorso, con la preghiera del cuore e "mantenendo l'anima agli inferi senza disperare" l'ha condotto alla visione di Dio e per me è stata questa una scoperta molto importante, una rivelazione meravigliosa, mi ha aperto infiniti orizzonti di amore, pace e gioia. Non so se potrò avere la visione di Dio già su questa terra come San Silvano dopo anni di preghiera in un convento, anzi è quasi impossibile, perché è ormai per me tardi. La desidero sopra ogni cosa e questo desiderio arde nel mio cuore senza mai estinguersi per l'amore che mi ha donato Alma alla sua partenza per il Paradiso. Sto cercando di vivere gli insegnamenti dello Staretz Silvano, non penso certo di diventare monaco per la ricerca della visione di Dio, ma di vivere nel mondo come semplice cristiano, in profonda umiltà, libero dalle passioni, con il suo spirito e chiedo al Signore la grazia di poterlo vedere, forte della fede che "qualunque cosa chiederete nel mio nome al Padre ve la concederà", non importa se qui o dopo la mia morte. Gli insegnamenti di San Silvano del Monte Athos per raggiungere l'esicasmo sono semplici e categorici: prega incessantemente la preghiera di Nostro Signore, mantieniti umile "mantieni il tuo spirito agli inferi e non disperare" e ama prima di tutto i tuoi nemici e prega per loro e per la salvezza di tutta l'umanità. Ho solo questa volontà che da quando Alma è in Cielo, ho il desiderio di vedere Dio ed in Dio Lei stessa trasfigurata dal suo amore qui o dopo la mia morte, non importa, ma presto. Già nel sacramento della Comunione ricevendo il Corpo di Cristo in cui Alma è una cosa sola, vivo un momento di intensa unità con Lei, e sento tutto il suo amore spirituale ora diventato infinitamente più grande e puro, che mi consola della sua privazione.

Prima di quattro puntate


Nella foto: immagini dal parco nazionale "Murchison Falls Paraa National Park" (foto di Claudio Pasquali)
di: Claudio Pasquali
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