» Diario - 11/09/11
REPORTAGE DA GULU
Vita e problemi della missione in Uganda. Seconda di quattro puntate
Credo che stare qui quindici giorni in solitudine e assoluto silenzio, fuori dal mondo, in preghiera e meditazione intervallate da lunghe passeggiate nella savana lungo i rossi sentieri dei contadini sia per il mio spirito un'occasione unica di incontrarmi con il Signore e salire verso la strada della sua visione. Credo anche di incontrarlo nei poveri dei villaggi che visito, nei malati dell'ospedale di Lacor di Gulu, e tra la gente che incontro e soprattutto nella piccola comunità missionaria dove sono ospitato come loro fratello. Per questo alterno un po' la cronaca di questo reportage tra la mia esperienza spirituale e l'esperienza nuova di conoscere un popolo mite ed umile, ancora primitivo e vergine, remissivo, forse privo di intraprendenza. Per loro la vita non ha alcun significato tanto sono direi quasi geneticamente rassegnati da secoli e secoli alla morte e alle malattie, alle epidemie e carestie, alla siccità e alle alluvioni, quando non alle guerre e guerriglie e allo sfruttamento coloniale. Sono stati tutti battezzati e hanno ricevuto anche la Confessione, la Comunione e la Cresima, ma la fede per ora stenta ad avere il sopravvento su una tradizione di secoli atavica, salvo non poche eccezioni. Questo popolo acholi segue ancora i ritmi della natura anche nella propria vita familiare, pur sposati molti hanno liberamente rapporti tra uomini e donne, procreando senza alcuna pianificazione.
Seguono l'istinto che sentono in sé come qualcosa di naturale, con la conseguenza che ha portato la percentuale dei sieropositivi all'aids quasi la totalità dei giovani adulti, uomini e donne con conseguenze disastrose sulla sopravvivenza media della vita, in quanto il governo fornisce i farmaci antivirali solo ad una elevata soglia di anticorpi. Pur sapendo della pericolosità di avere rapporti non protetti rifiutano i preservativi dati gratuitamente loro dalle varie organizzazione per la lotta all'Aids, soprattutto le donne acholi perchè non porta loro il piacere del rapporto diretto e lo considerano un artefatto contro natura e la natura dei loro organi genitali finalizzati alla procreazione, alla fertilità. Avere tanti bambini è essenziale alla donna acholi per vivere il proprio ruolo innato di dare la vita e secondo la loro natura da secoli e secoli, per tale ragione sono spesso le donne che cercano gli uomini per essere messe incinta. Avere tanti bambini è tra gli acholi diventare socialmente importanti. Così si assiste alla realtà che l'Aids è in diminuzione proprio dove i missionari hanno inculcato nei giovani col sacramento del matrimonio anche la fedeltà coniugale e l'astinenza periodica.
Le mie vacanze nella missione di Gulu sono diventate la partenza per diventare medico missionario essendo peraltro in età pensionabile, così devo rispondere che continuo la mia missione di medico a Laveno fino al massimo dell'età pensionabile cioè al compimento del settantasimo anno di età ai pazienti che mi chiedono di restare e non andarmene tanto mi erano e sono affezionati, concedendomi il Signore la salute.
Invece qui anche se sempre in movimento, tutti sembrano tranquilli e sereni, non si vede nessuno che patisce la fame, né ci sono sciami di ragazzini che tendono la mano per la carità per qualche scellino o qualche caramella o qualche penna biro. Tutti vanno a scuola almeno sino alle elementari e le medie. Mi ha colpito il brulichio di attività commerciali con piccoli mercatini diffusi ovunque che espongono la merce più svariata e attività artigianali dalle piccole falegnamerie e carpenterie, alla semplice attività di riparatori di bici e di moto, i mezzi di trasporto qui più diffusi. Tutti sembrano lavorare con calma, non certamente con i nostri ritmi, ma si vede che sono lentamente avviati allo sviluppo economico e c'è il desiderio di lavorare. Questo è stato possibile con la pace di pochi anni orsono che ha messo termine ad una cruenta guerriglia trentennale che imperversava nel nord Uganda da cui la popolazione era fuggita in massa per poi tornare appunto quando è giunta la pace a far rivivere questa regione.
Siamo stati a visitare l'Ospedale Comboniano per i malati di Aids e poi alcuni villaggi. E' stata una esperienza unica e forte, professionalmente conoscevo la malattia e l'ho anche curata negli anni ottanta a domicilio quando all'inizio non esisteva la triplice terapia antivirale, e si moriva in casa dimessi dall'ospedale. Vedere tanti ammalati in stato avanzato della malattia quando la terapia è stata data tardivamente e quando è molto frequentemente associata la TBC, che qui è endemica e contagia facilmente i pazienti immunodepressi come quelli affetti da Aids, mi ha veramente impressionato. L'ospedale è stato costruito da una suora medico comboniana con aiuti di diverse onlus e varie donazioni. I malati sono curati molto bene da questa dottoressa affiancata da altri medici ed infermiere ugandesi. A fianco dell'ospedale c'è poi una cooperativa artigianale, dove vengono prodotte e vendute stoffe, collane, rosari e cartoline alcune anche artistiche. Sono tutti lavori che vengono prodotti dai malati e messi in vendita cosi possono anche avere un guadagno per la loro sussistenza.
Padre Larem poi mi ha portato a visitare un villaggio costituito da capanne di mattoni con il tetto di paglia dove ha installato una pompa per l'acqua potabile, che è la prima necessità per la salute e la vita degli abitanti, altrimenti costretti a bere acqua contaminata da germi ed inquinata. Attorno al villaggio alcuni appezzamenti di terra coltivati a granoturco e a fagioli, qualche chioccia con seguito di pulcini. Gli abitanti ci hanno accolto festosamente, stavano cenando all'aperto essendosi schiarito il cielo nel pomeriggio dopo un forte temporale, il loro piatto era di fagioli e manioca, non hanno ancora l'energia elettrica e la loro vita è ridotta all'essenziale. Quello che mi ha stupito oltre il carattere ospitale ed essere accolto con il sorriso di tutti e con una grande educazione dei ragazzi che vengono a salutarmi stringendomi la mano ed inchinandosi, cosa che tra noi in Italia non esiste, è stata l'assenza di qualsiasi rifiuto, sia di plastica che di carta. Larem ha lasciato degli scellini in carità, ricambiato di quattro uova e di due scope di saggina per pulire la mia casa. Sono poi rimasto veramente perplesso nell'apprendere come manchi un'anagrafe comunale, per cui gli unici dati certi sulla data e luogo di nascita ciascuno li può ricercare se cristiano nell'atto di battesimo conservato negli archivi delle varie parrocchie. Ci sono però i registri delle vaccinazioni antipolio, antitetanica, antimorbillo, antiepatiti dell'ospedale di Lacor, e dei suoi dispensari presenti nel territorio, dove le mamme portano spontaneamente i loro bambini a praticare le vaccinazioni, che hanno determinato una drastica caduta della mortalità infantile.
La mattina successive Larem mi ha portato alla Messa delle sette che celebra il mercoledì e venerdì nella Chiesa del grande College S. Joseph, fondato dai Comboniani ed ora gestito dallo stato, la scuola secondaria corrispondente al nostro liceo, da cui si accede all'università, che ospita circa milleduecento studenti. Ebbene la Chiesa era tutta piena, c'era un grande silenzio e raccoglimento, mi ha veramente colpito la partecipazione ai numerosi canti ritmati da tamburi ed altri strumenti a percussione a corda che accompagnavano i momenti salienti della Messa. Sono stato rapito dalla loro fede cosi genuina, convinta e spontanea, dalla partecipazione attiva ed attenta, nessuno si distraeva in chiacchiere come capita di vedere frequentemente da noi e tutti cantavano a voce alta dando un senso di coralità e di unità e di festa con la musica ritmata dei tamburi che non si può trovare nelle nostre messe domenicali dove la gente non conosce la puntualità e sta con l'orologio in mano per vedere quando termina. Così ho ringraziato il Signore del dono di questa testimonianza di fede che mi ha riempito il cuore di speranza per un mondo nuovo che è affidato a questi volenterosi bravi giovani, non ancora bruciati dalla società dei consumi. Si capisce che sono consapevoli del sacrificio dei loro genitori per pagare la retta del college: circa trecentomila scellini (cento euro) ogni tre mesi, per i poveri e meritevoli vi sono inoltre molte facilitazioni, dall'esonero per ottimi risultati scolastici e dall'altissima percentuale di promozione pur essendo una scuola selettiva.
Al pomeriggio Larem mi ha condotto a fare degli acquisti a Gulu, i commercianti con negozi che hanno i prezzi più bassi sono tutti giovani indiani, richiamati qui da Museveni, quando il precedente presidente Obote aveva allontanato e confiscato tutte le attività commerciali degli indiani facendo precipitare il paese nella miseria e crisi economica più nera venendo a mancare anche tutti i generi di prima necessità. Questi giovani indiani gestiscono supermercati e negozi di elettronica, con prezzi veramente concorrenziali. I locali invece gestiscono il mercato tradizionale di Gulu, molto primitivo costituito da un'interminabile serie di baracche di legno e altri numerosi mercatini diffusi come dicevo prima ovunque. La popolazione ugandese salvo eccezione è priva di spirito imprenditoriale. E questo fa si che la telefonia, l'informatica, e altri importanti moderni sevizi pubblici siano gestiti da stranieri, per lo più società straniere. Il Sudafrica è penetrato nei mercati di quasi tutti paesi africani, con i prodotti di tutto il mondo. Ormai in un negozio a Kampala puoi trovare in vendita il Barolo come il Parmigiano Reggiano. Larem ha fatto scorte alimentari e di acqua nei contenitori blu che poi vanno applicati ai distributori refrigeranti diffusi un po' ovunque, perchè l'acqua eccetto quella estratta dai pozzi non è potabile.


Nella foto: safari al parco nazionale "Murchison Falls Paraa National Park" (foto di Claudio Pasquali)
di: Claudio Pasquali
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