» AMBIENTE - 11/09/11
ETNOBOTANICA A VILLA RECALCATI
La tradizione di curarsi con le piante del territorio
Con un corso a Villa Recalcati tenuto dall'etnofarmacologo Gabriele Peroni, a Varese va in scena lo straordinario patrimonio botanico-culturale del Varesotto. Il contenuto delle cinque serate del corso, aperto da settembre a tutti previa iscrizione gratuita, divulga conoscenze specialistiche accumulate in una vita di lavoro e di studio dallo scienziato-fitoterapeuta viggiutese. Partendo da basi rigorosamente scientifiche di antropologia e medicina, l'istrionico farmacista porta all'attenzione del pubblico alcune varietà di piante che crescono nella nostra zona, note in ambito medico e amate dai conoscitori per le loro proprietà curative, intrecciandole con aneddoti di storia e realtà locale.
Con ogni probabilità fu tutto femminile l'atavico impulso, unito alla curiosità di una minuscola ominide - Lucy? - di consumare piante per le necessità "curative" del vivere. Il tutto, unito ad una dose di fortunata casualità: le foglie dell'albero della china caddero nella primordiale pozza, conferirono all'acqua un aroma, percepito come "benefico" dagli animali... e anche dagli ominidi. Così nacque, si dice, la prima tisana di erboristeria.
Responsabilità delle femmine (già qualche milione di anni fa...) era il management quotidiano dell'intera comunità, stanziale e su base agricola: esse dovevano porre attenzione alle fasi di maggiore fragilità, come le gravidanze e l'allattamento, pena la sopravvivenza stessa dei figli e della comunità. Ecco quindi che, freschi o no, tritati, mescolati, infusi in liquidi, o cotti, semi, fiori, bacche, e scorze fornirono alle nostre progenitrici "veleni" - oggi si direbbe "droghe" con la stessa ambigua etimologia - atti a recuperare le forze il prima possibile.
La natura avvolgeva e incantava le genti che dall'età del ferro si insediarono nel territorio alpino, in un ambiente selvatico totale ed assoluto, governato da misteriosi equilibri. In antiche incisioni rupestri, dai significati simbolici tuttora inesplorati, accanto a guerrieri, animali e foreste, ricorre insistentemente la presenza di una rosa camuna - diecimila anni dopo, assurta a ideo-logo geopolitico della Regione Lombardia per mano di quattro stars del design. Anche se non è affatto documentato, ci piace fantasticare che coi graffiti si voleva propiziare la buona sorte del luogo illustrando forse quella antica varietà di rosa damascena, giunta con periglio dall'estremo oriente e miracolosamente attecchita nelle nostre valli. Una rosa ricca di proprietà che potevano incidere sull'equilibrio fisico, e in qualche modo, forzare la mano ad un destino incombente (ben dieci pagine saranno dedicate alla rosa in generale nel prossimo manuale di etnofarmacologia dall'autore Peroni, in stampa a fine anno per i tipi di Nuova IPSA).
Quando poi nel territorio insubre si insediarono i celti, espertissimi nella conoscenza della "magia della terra", al vertice della struttura sociale v'erano i druidi, maschi e femmine, che officiavano i loro riti magici, non in templi ma nelle radure delle foreste, meglio se di "sacre" querce. Potenti come o più dei re, particolarmente autorevoli erano il druido conoscitore di sostanze allucinogene ed il medico-mago che con le erbe curava le malattie. Anche la presenza di preziosi contenitori di pozioni all'interno di antiche tombe romane suggerisce che alle piante fossero attribuiti poteri soprannaturali. Il pensiero romano (di derivazione ellenica) si fondava sulla osservazione delle relazioni intercorrenti tra organismo umano e ambiente, e, a mezzo di preparazioni erboristiche, promuoveva il ritorno ad una ottimale condizione di equilibrio fra i mali del corpo e dell'anima. Fondamentale risultava la figura dell'alchimista che con la sua "officina" era il custode della tradizione degli avi. Egli conosceva e coltivava piante, definite officinali, per trasformarle con arte galenica in fitorimedi. Ne conosceva a fondo la zona di origine e le condizioni di sviluppo vegetativo che impattano sul risultato finale; la prescrizione era poi frutto di una acuta osservazione e di una empatica sensibilità nei confronti del paziente.

Attualmente, dopo oltre un decennio di levate di scudi da parte della medicina ufficiale preoccupata più di difendere la casta che accogliere la schiera degli operatori che "curano" con pratiche non ortodosse - come fitoterapia, omeopatia, medicine ayurvedica, antroposofica, o tradizionale cinese, eccetera - nel 2005 una legge della Regione Lombardia ha sciolto gli indugi e riconosciuto un patentino di ufficialità agli operatori in discipline bio-naturali, che "agiscono per il mantenimento o il recupero dello stato di benessere della persona, stimolando le risorse vitali attraverso metodi ed elementi naturali di provata efficacia". In realtà, la Regione esclude che tali attività possano avere carattere di prestazione sanitaria e, come sottolinea Peroni "da allora sono trascorsi alcuni anni ma di scuole, esami, diplomi e registri regionali non si vede l'ombra: l'opportunità di fregiarsi di una qualifica di naturopata oggi si può ottenere solo tramite circuiti privati. Che rilasciano in un paio d'anni costosi attestati privi di valore ufficiale e non esercitano alcuna funzione successiva di controllo sull'operato degli allievi".
Pertanto volendo affidarsi a tali figure, è necessario vagliare il tipo di competenza e titolo accademico del professionista scelto: ideale sarebbe che il diploma di specializzazione seguisse un titolo accademico magistrale conseguito nelle discipline biomediche, cioè medicina, biologia, e farmacia. Inoltre il professionista dovrebbe approfondire uno specifico percorso naturopatico diagnostico o terapeutico (fitoterapia / floriterapia / aromaterapia piuttosto che massaggio / chiroprassi etc) evitando una formazione generica troppo a volo d'uccello.
Attenzione quindi ai ciarlatani di ieri e oggi: propongono fantasiosi rimedi, forti di un certo carisma personale e della capacità di sfruttare le angosce di noi pazienti delusi dalla medicina ufficiale! Meglio non ritrovarsi all'alba del terzo millennio a interpretare il ruolo delle vittime in una commedia dell'arte - genere teatrale italiano peraltro mai veramente estinto: di caratteristi e siparietti, a ben guardare, ne spuntano in continuazione ...

"PIANTE SELVATICHE D'INSUBRIA IN ALIMENTAZIONE E IN MEDICINA
(usi tradizionali dalle origini al XXI secolo)" a cura del Dott. Gabriele Peroni
Cinque serate al venerdì sera fino al 7 ottobre 2011, dalle ore 20.30 alle 22.30
Sede: Villa Recalcati, Piazza Libertà 1, Varese


Nella foto: la rosa damascena
di: Carla Tocchetti
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