» STORIA - 11/09/11
GARIBALDI, LE DONNE E GL'IGNORANTI
Il leghismo neoborbonico non è meglio del nostro
Il nuovo sindaco di Napoli, che non è amato a destra come a sinistra, ha ripulito la città.
Non lo dice e scrive nessuno ed allora necessita entrare in internet e dare un'occhiata al Mattino di Napoli. Accade così di leggere di un noto chirurgo napoletano che sostiene la necessità di riesumare il cadavere di Garibaldi, il maledetto, per provare che in Aspromonte furono i suoi a sparargli.
Ma dai.
I leghisti neoborbonici non son meglio dei nostri, in fatto di ignoranza. Tonnellate di libri e testimonianze storiche, se appena lette, ci risparmierebbero tante tristezze. Descrivere poi il Regno delle Due Sicilie, sotto il Re Bomba, appunto, come un paradiso di scienza e di progresso e con un popolo devoto e felice è paradossale.
Diventa quindi di straordinaria importanza la testimonianza di una donna speciale, napoletana, giornalista, scrittrice, candidata al Nobel poi andato a Grazia Deledda: Matilde Serao.
In questo anno di ricorrenze non è stata data la giusta rilevanza al ruolo della donna e delle donne
nel Risorgimento, al Nord come al Sud, e neppure a quelle donne, inglesi, francesi, americane
che ebbero un ruolo importante nel Risorgimento. Credo che il virgolettato di Matilde Serao, pubblicato su Il Giorno da lei fondato, non abbia necessità di commento. Scrive di Garibaldi:
"Le donne del Mercato, il forte e violento quartiere che fa le rivoluzioni napoletane, dicevano
che sua madre lo aveva consacrato, nascendo, alla Madonna, la quale lo aveva reso invulnerabile, specie di mito di Achille cristiano; le donne di Montecalvario, le guappe, giuravano sul suo nome, dicendo: "quanto voglio bene a Callubarde", e portavano sul braccio, come un tatuaggio, incise le
due lettere del suo nome.
La donna aristocratica poteva adorarlo, nella completa coscienza del suo valore, ma fra le popolane questa forma di venerazione diventava culto religioso. Poteva la prima dama d'Inghilterra, la duchessa di Sutherland, ritenere sacro il giardino dove aveva accolto Garibaldi e piantarvi un pino a memoria, circondandolo d'iscrizioni commemorative, ma le donne di Catanzaro dicevano che egli era invulnerabile perché era stato vaccinato con l'ostia consacrata. Poteva la principessa Doria d'Angri, madre infelice, sopportare coraggiosamente la notizia che suo figlio, il nobile e puro volontario, era morto e chiudersi nella sua rassegnazione; ma le madri del Pendino non sospiravano neppure, quando, chieste loro notizie del figlio rispondevano: "è ghiuto appresso a Callubarde", quasi fosse una fatalità di fascino. Potevano le signore di Lecce, la patriottica città, partire per seguire le sue ambulanze, lasciando cose e ricchezze, ma in Sicilia gli portavano a benedire i bambini, come al Cristo...
Le monache di santa Chiara, le orgogliose monache della grande nobiltà napoletana, senza paura di commettere sacrilegio, senza sentimento di umiliazione, dicevano che in lui era il Cuore di Gesù, che esse adoravano. Negli Abruzzi, sulle pareti delle osterie, il suo ritratto, tagliato da qualche giornale illustrato, era incollato al muro, nella Basilicata i poveri sonatori viaggianesi cantavano sull'arpa le canzoni alla sua gloria...
Quando egli entrò in Napoli, la Sangiovannara gli andò incontro. Era una cantiniera di Pignasecca, una donna membruta e forte, una viragine, nelle cui cantina si eran più volte riuniti i cospiratori. In un conflitto coi poliziotti borbonici, un colpo di pistola le aveva fatto perdere la mano destra. Andò alla stazione, con una grande fascia tricolore a tracolla, reggendo una bandiera con la sinistra, a incontrare l'eroe, il dittatore; non potette parlare, salutarlo, gridare, poiché affogava di emozione; gli baciò la mano".
Matilde Serao scrive di inobliabile ricordo di bambina. Siamo stanchi di leggere boutade di ignoranti, di politicanti al bar. Chi non sa, è ignorante e non legge, è bene che taccia.


di: Roberto Gervasini
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