» Libri - 18/09/11
IL "DIARIO" DI MAGDA CECCARELLI DE GRADA
La Milano piegata dalla guerra e l'epopea della grande storia intrecciata a quella familiare
È la mezzanotte del 7 maggio 1945, un venerdì. La Liberazione è già alle spalle. I partigiani stanno rientrando nelle loro valli carichi di gloria. Nelle strade di Milano cadono gli ultimi rinnegati e la folla in tripudio festeggia l'annuncio della resa tedesca.
"È finita. La casa si muove, la vecchia casa di via Omboni, gli assenti tornano nel pensiero, i morti sono qui. È bello aver vissuto, e soprattutto aver vissuto così. Aver portato un piccolo contributo, un sacrificio di lacrime e di azione. Aver aiutato a vincere. Essere stati nel vero. Sempre, senza confusioni, senza incertezze, senza pentimenti. Aver visto chiaramente la strada e averla seguita. Essere stati onesti nella nostra fede. Lascio che i ragazzi bivacchino e mi addormento. È la prima notte di pace".
Il sorprendente diario di Magda Ceccarelli De Grada, moglie di Raffaele De Grada senior, affermato pittore, e madre del critico d'arte Raffaele junior e di Lidia, moglie di Ernesto Treccani degli Alfieri, significativo pittore del '900, termina qui, con queste illuminanti, dense parole.
La prima pagina di questo "viaggio letterario" era stata scritta quasi cinque anni prima, il 12 giugno 1940, quando l'Italia era entrata nell'inferno della guerra da un paio di giorni. Il manoscritto era finito in solaio, poi la curiosità e l'attenzione della nipote Maddalena Muzio Treccani, la cura editoriale di Melania G. Mazzucco, Patrizia Gabrielli e Stefano Pivato, dopo che il Diario aveva vinto lo scorso anno il prestigioso Premio Pieve Santo Stefano (Arezzo) è diventato un libro edito da il Mulino, dal titolo esemplare "Giornale al tempo di guerra" (pp. 316, euro 22).
Pagine forti, palpitanti, addolorate, qualche volte drammatiche di una donna che, mentre la guerra infuria, rafforza la propria identità, coglie la stagione della sofferenza e della solidarietà, matura, lei madre, moglie, poetessa, scrittrice, vivandiera della Resistenza, finendo come mille altre donne di quel tempo in prima linea, a battersi a fianco dei Gap di cui l'amatissimo figlio Raffaele è fra i più generosi militanti prima di trasferirsi per ordine del PCI a Firenze a organizzare le squadre di città. La guerra impone scelte radicali e questa donna sa compierle a cominciare da quelle etiche. Chi non è con lei, viene isolata.
Comunista convinta, Magda Ceccarelli De Grada si emargina dall'ambiente intellettuale ed artistico, di cui giudica aspramente le esitazioni ed i cedimenti. Un'intransigenza che la rende via via aspra agli amici e ai familiari (viene infatti chiamata Catone e Gerolamo Savonarola), che si scontra contro chi non si compromette e aspetta con viltà la fine del regime, ingredienti che esaltano la determinazione di cui pagherà altissimi prezzi contro le fila robuste della "zona grigia" e dell'attendismo. Questo già a partire dai fatidici quarantacinque giorni badogliani dell'incertezza e delle paure quando, ad esempio, il 29 marzo 1943, sette poliziotti e un commissario, perquisiscono la sua casa e ne escono con Raffaele junior in manette per aver organizzato gli scioperi della Pirelli e delle altre fabbriche milanesi, il prologo "disarmato" della Resistenza. Se Raffaele viene rilasciato il 13 maggio per poi rientrare in lotta il 25 luglio, alla caduta di Mussolini, nell'autunno avanzato del '43 sarà Lidia a prendere la strada della montagna al seguito di Treccani, coraggioso organizzatore di bande in Lombardia e ardimentoso comandante di un nucleo armato al Politecnico. Magda Ceccarelli, rimasta nella solitudine, trascorrerà mesi disperati, scrivendo, per scaricare la tensione, lettere ai figli mai partite, attendendo la fine, a fianco della GAP ("è una vita ardente e rischiosa - annoterà - quella che piace a me"), alla ricerca di cibo ed alloggio per gli attivisti, a conoscenza frattanto delle stragi, dei rastrellamenti, del sangue che inonda Milano. Pagine amarissime che mostrano come al Diario degli avvenimenti che scandiscono il dramma collettivo si accompagni e cresca parallelamente il Diario privato di questa donna per certi aspetti unica.
Se la Liberazione arriverà il 25 aprile bagnata dal sacrificio di tanti amici (commuovente la visita all'obitorio alla ricerca del corpo di Ciro Agostoni, giovane gappista), altrettanto laceranti sono le pagine che mostrano Milano in ginocchio, schiacciata dalle bombe alleate per affrettare la fine della guerra (alle sirene che squarciano l'aria, il Diario affida la prima pagina), la folla famelica in cerca di cibo, i cinema dei rioni a quattro lire, l'asilo maternità dove partoriscono le donne povere, le giostre di Porta Venezia, le serve di montagna in cerca di lavoro, il medico ebreo lituano nascosto nel palazzo, le fedeli portinaie cui affidare i tanti segreti, le macellerie che vendono solo immangiabili frattaglie, la pioggia, la nebbia e il gelo, gli aguzzini e le spie in cerca della loro preda.
Magda, regista di "una famiglia allegra, litigiosa, turbolenta" non si sottrarrà al pellegrinaggio a piazzale Loreto dove il 29 aprile hanno è stato appeso il cadavere del duce e dei gerarchi. Non li vedrà per la grande ressa ma avrà modo di assistere "al tripudio silenzioso della folla".


Nella foto: Magda Ceccarelli De Grada con il figlio Raffaele junior
di: Franco Giannantoni
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