» Diario - 18/09/11
REPORTAGE DA GULU
Vita d'una missione in Uganda. Terza di quattro puntate
Questa mattina fratel Elio, un "brother" molto popolare tra la popolazione, perché è qui da tanti anni ed è amico di tutti e tutti lo conoscono e lo salutano calorosamente, mi ha accompagnato all'ospedale di Lacor che conta circa quattrocentocinquanta posti letto. È stato istituito dai coniugi Corti, entrambi medici recentemente scomparsi, nei lontani anni Sessanta con donazioni di Onlus e di numerosi benefattori. Essi hanno dedicato tutta la loro vita allo sviluppo di questo grande ed unico ospedale che serve l'immenso territorio del nord Uganda. L'ospedale fa pagare una minima retta giornaliera, riesce faticosamente a retribuire il personale che qui ha trovato lavoro e fonte di relativo benessere. Il governo partecipa con un modesto contributo. Ho visitato un ospedale proprio da terzo mondo edificato di recente ma con sovrastrutture ormai vecchie di anni, con grandi camerate e file interminabili di letti di ferro con un semplice materasso e una coperta. All'esterno delle camerate vi è un portico dove i parenti stazionano per cucinare, assistere il loro congiunto ricoverato, lavarlo e dargli da mangiare, mancando le risorse per una mensa ospedaliera. Ho visto poche infermiere ed invece numerosi medici.
Ho visitato il reparto di medicina e chirurgia, dove mi ha impressionato un pescatore amputato di coscia destra e dei muscoli della gamba sinistra da morsi di coccodrillo che aveva attaccato la sua piccola barca nel Nilo, e mi ha sorpreso la sua soddisfazione nel mostrarmi i progressi nei movimenti di flessione ed estensione dell'unico arto menomato.
La diagnostica è costituita dalla radiologia tradizionale e da due ecografi ormai obsoleti, uno portatile di circa venti anni fa oltre che da un laboratorio per gli esami di routine e da un altro laboratorio di microbiologia e sierologia, essendo l'AIDS e la TBC le malattie più diffuse oltre naturalmente la malaria. Non c'è la TAC (ma se serve per scoprire una neoplasia al cervello il paziente muore ugualmente magari soffrendo ancora di più per il nostro accanimento terapeutico), la diagnosi è clinica e forse tardiva ma comunque non cambia la sorte del paziente. La traumatologia non esiste se non come reparto chirurgico, mancano gli ortopedici. I pazienti con fratture vengono per lo più trattati solo con trazioni ed immobilità con conseguenti ulcere da decubito, non esistendo materassini antidecubito. Fa eccezione per pulizia e servizi più moderni la recente pediatria, che oltre ai bambini ospita anche le mamme, vi è un reparto per bambini affetti da linfoma di Burkit abbastanza frequente, che guarisce con chemioterapia, ma lascia gravi deformazioni. Vi ho trovato una specializzanda italiana che mi ha raccontato della sua esperienza e mi ha assicurato del discreto livello di preparazione dei suoi colleghi ugandesi.
La preparazione medico scientifica è sufficientemente adeguata a protocolli diagnostici e piani terapeutici internazionali dell'OMS per le varie patologie in atto nel paese, ma si scontra con la scarsa disponibilità della diagnostica di laboratorio, microbiologica e radiologica e dei farmaci recenti molto costosi, che sono poi a carico dei pazienti stessi. Non funziona il reparto di radioterapia non essendoci alcun medico con la specialità di radioterapia che abbia l'autorizzazione per poterlo gestire.
Ho avuto una grande sofferenza nel vedere i poveri curati veramente da poveri, e mi è parso di riconoscere in loro Gesù Cristo sofferente in Croce e mi sono commosso. Mi sono anche chiesto il perchè (e me lo chiedo spesso) della sofferenza degli innocenti che si accanisce su questi acholi, e pur rimanendo un mistero, non ho trovando nessuna risposta umana convincente. La risposta l'ho trovata unicamente nel Vangelo delle Beatitudini: "Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete perché riderete... Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché ecco la vostra ricompensa è grande nei Cieli." Il che comunque non ci esonera dalla solidarietà e dall'aiuto concreto che noi cristiani e non cristiani soprattutto dobbiamo ai poveri. Inoltre considero la sofferenza dell'innocente sempre come un mistero, ma connesso intimamente al completamento del sacrificio della Croce di Gesù Cristo per la salvezza di tutta l'umanità, nel mistero dell'economia divina della infinita misericordia di Dio, nella prospettiva del giudizio di Dio della ricompensa eterna per i giusti in Paradiso e delle pene eterne dell'Inferno per i dannati.
Mentre visitavo i vari reparti non ho sentito lamentarsi o gridare nessuno e tutti mi sono parsi sereni e rassegnati, taciturni, soprattutto umili. Nessuno avanza pretese e proteste come avviene comunemente nei nostri ospedali dove scorre facile la denuncia magari solo per la morte naturale o evoluzione naturale della malattia del proprio congiunto per cui la medicina nulla può fare di più, dimenticando che la salute è un dono di Dio e non un diritto dell'uomo garantito dalla scienza medica. Nei nostri paesi evoluti si è enfatizzato il potere della medicina attraverso il progresso tecnologico soprattutto con un'informazione sbagliata dei nostri media tanto da far credere alla gente alla sua onnipotenza. Da questo si è giunti poi al rifiuto della morte e alla sua censura, al diritto-potere dell'uomo sulla propria vita, che non gli appartiene, né appartiene ai medici, conseguenza dell'ateismo e del relativismo autoreferente delle coscienze dominante nella nostra società così evoluta. Fatico a comprendere come il razionalismo escluda categoricamente le ragioni della fede. Basterebbe leggere "La vita di Cristo" di Ratzinger dove è descritta la vita di Cristo come storicamente si è svolta basandosi sulla storicità dei Vangeli, e sulle precise profezie dell'Antico Testamento e su altre fonti. E' ammirabile come Ratzinger cerchi di aiutare in tutti i modi nei suoi numerosi scritti e interventi pubblici l'umanità che ha perso la fede restituendole le ragioni umane e razionali del credere cristiano. Riuscirà a penetrare la fede nel relativismo soggettivo auto referente delle coscienze della nostra società?
Nell'appartamento dei comboniani all'ospedale di Lacor ho trovato un vecchio "Father" con artrite reumatoide che curava da tre anni con pomate di diclofenac (Voltaren): gli ho prescritto la cura secondo il protocollo terapeutico che prevede l'impiego di methotrexate, folina, o plaquenil, più basse dosi di cortisone, mi ha ringraziato calorosamente. Poi ho incontrato Suor Luisa per portare i saluti di Mariuccia sua cara amica, mamma di Alma e di Stefano che era volontario Avsi a Kitgum per vari progetti agricoli diversi anni fa e collaborava appunto con i missionari Comboniani. Anche qui nella missione di Laybi seguo un anziano "Father" affetto da una grave forma di depressione, pianificando la terapia a colazione e cena, e con Larem abbiamo organizzato poi l'assistenza per le sue necessità.


Nella foto: safari al parco nazionale "Murchison Falls Paraa National Park" (foto di Claudio Pasquali)
di: Claudio Pasquali
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