» AMBIENTE - 25/09/11
VARESE E L'ANIMA DEL COMMERCIO
Una tradizione da mantenere o, forse, da sfatare una volta per tutte
Come gli antichi che per darsi più lustro ricercavano nel loro passato parentele o discendenze con gli dei, così anche la città di Varese per autoeleggersi capitale di commerci ha sempre fatto ascendere fin dall'alto Medioevo, quand'era ancora un piccolo centro del contado del Seprio, l'istituzione di un mercato molto importante nella sua contrada della Motta. Ne parlano gli storici e si dice che per fare affari convenissero periodicamente nel sito bosino mercanti da tutt'Europa.
Nel fluire del tempo questa peculiarità nostrana s'è andata sviluppando, non senza suscitare talvolta anche qualche critica, se è vero che due scrittori famosi di estrazione varesina l'hanno indicata nell'elenco dei difetti, più che in quello dei pregi. L'omegnese Gianni Rodari, che negli anni Quaranta era studente delle scuole magistrali Manzoni, in via Sacco, per esempio, detestava la città per la presenza di esercenti freddi e interessati. Piero Chiara, luinese di nascita e varesino di adozione - per lungo tempo abitò nel centralissimo corso Roma (oggi corso Moro) e poi a Casbeno in via Metastasio - scriveva che Varese era conosciuta soltanto perché gli svizzeri vi venivano a comperare le scarpe e i milanesi a passare qualche giorno di vacanza; è poi abbastanza nota, sempre per il racconto che ne fa il romanziere Chiara, la storia secondo la quale dinanzi alle milizie occupanti austriache e tedesche, i negozianti della città prima abbassassero paurosi le saracinesche e poi le rialzassero velocemente al grido di "pàghen! pàghen!"...
Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre avuto dubbi sia sulla vocazione commerciale sia su quella turistica della città di Varese. Essendo città di confine, e dunque di rapidi e fugaci passaggi, è chiaro che abbia da sempre visto al suo interno l'apertura di negozi e di centri di commercio. Le perplessità sono volte soprattutto al modo di fare degli esercenti, che se non rasenta l'astiosa freddezza sottolineata da Gianni Rodari, non manifesta tuttavia, nei confronti del cliente, grandi segni di calore e di amicizia. Oggi poi che il centro e il corso sono popolati di banche e di vetrine chic, la maggior parte di negozi di abbigliamento e di biancheria femminile, s'avanza forte la sensazione che prevalga sempre di più una certa gelida indifferenza.
A ogni buon conto la caratteristica dei negozianti di Varese non è né più né meno calda e generosa di quella di negozianti di altre città, fatte salve le tradizioni storiche che a Varese non sono quelle di Napoli... O della Romagna: abituato, da anni e per ragioni di famiglia, a frequentare la città di Rimini, m'è capitato, in un bar, di sentire la sorridente giovane commessa che così si rivolgeva ai clienti: "Sono innamorata. Sono innamorata della vita, sono innamorata della mia città, sono innamorata del mio lavoro, sono innamorata della mia famiglia". Non so se un tale modo di parlare risponda a un nuovo criterio di marketing. Ma parole del genere uno a Varese non le ha mai sentite. Di sicuro, così, l'avventore il cappuccino lo beve più volentieri e la sua giornata comincia meglio.


nella foto:
Corso Matteotti
di: Maniglio Botti
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