» Libri - 25/09/11
LA MEGLIO GIOVENTÙ DELLA BOCCONI
Storia, memorie, goliardia dell'ateneo milanese negli anni 60
Maria Pia Agnello, radici di lago, quelle del Verbano, e una vita di lavoro in Bocconi, ha aperto lo scrigno dei ricordi. Ne è nato un libro, "Bocconi anni '60", di sua pubblicazione presso Feltrinelli, che disegna e cuce assieme strappi del cuore e dell'anima, animato da silhouette di personaggi di varia umanità. Molti tra loro, laureati negli anni Sessanta, usciti dalle aule dell'istituto milanese hanno via via occupato posti di primo piano sul palco della vita. Altre presenze si intrecciarono a queste, in veste di rettori, insegnanti, collaboratori vari.
Qualche nome? Ci sono tutti i Magnifici dei tempi, da Armando Sapori, il rettore umanista ed "esteta naturale" affezionato al sigaro e col vizio dei ritratti, a Giordano Dell'Amore, sempre in corsa con troppo alti e improrogabili impegni. E poi, tra i tanti ricordati o intervistati, ecco Lucio Stanca, Claudio Dematté, Paolo Colombo presidente di Osram, Giovanni Cobolli Gigli, amministratore delegato della Rinascente e presidente della Juventus, Matteo Mattei Gentili, Mario Resca ai vertici di McDonald's Italia, Emanuele Dubini, diviso tra l'amore per la Bocconi e quello per la Pirelli.
L'osservatorio dell'eccellenza è la segreteria del prestigioso ateneo milanese in cui l'autrice del libro ebbe la grazia di entrare, da giovanissima, in cerca di occupazione. In tasca ha il diploma della scuola Professionale Femminile Mantegazza, disegno taglio e cucito, e tanta voglia di darsi da fare. Tra l'offerta di un impiego alla Rinascente, con cui già allora collabora, e le austere stanze della prestigiosa università milanese Maria Pia opta, è il 1962, per la scelta più severa e difficile. Il dubbio non si pone per chi ha bisogno di aiutare una famiglia che non se la passa troppo bene. E soprattutto lei desidera mantenersi agli studi. Si laureerà infatti in architettura presso il Politecnico milanese.
Il sacrificio è la rinuncia a una carriera che avrebbe potuto imboccare la via del mondo scintillante della moda (il maestro-vetrinista della Rinascente era niente di meno che Giorgio Armani), ma il guadagno sarà l'aver vissuto dal di dentro una realtà prestigiosa, quella bocconiana, il cui austero vestito era intessuto, come si usava allora, della preziosa doppia trama della grandezza e semplicità. E anche, e soprattutto, la conoscenza del compagno della sua vita, Gianfranco Piantoni, bocconiano da allievo prima a da insegnante poi, oggi tra i massimi esperti del mondo della comunicazione e dello sport .
Sullo sfondo della narrazione del libro è la Milano, carica della sua antica nebbia, che si appresta a lasciare la sicurezza, appena recuperata, del dopoguerra. E si avvia sulla china di un futuro gravido di contrasti e incancellabili drammi. Le lotte sindacali, le contestazioni studentesche, il boato tragico di Piazza Fontana saranno negli anni a venire causa del suggello impresso alla spensierata realtà studentesca bocconiana, fiera dell'eccellenza di presenze e di qualità , come della sua tradizione di allegra goliardia.
Il ricordo di Maria Pia Agnello intreccia anni magici e tragici. E rievoca persone e aneddoti grazie anche al collage di 27 prestigiose interviste, tutte sbobinate con certosina pazienza. La più preziosa : "Come non ricordare con struggimento-scrive- l'intervista che Claudio Dematté mi ha rilasciato l'ultimo settembre della sua vita? Leader del pensionato, credo sia stato il ventenne più corteggiato dell'epoca. Gli amori, ma anche le riunioni del 'dopo lezione'; le scappatelle, per passare al Pensionato Femminile e le pizze serali tutti in compagnia: la sua intervista pacata, scavata nella profondità dei ricordi, mi ha restituito una Bocconi che stava gettando le basi del cambiamento che sarebbe arrivato puntuale col Sessantotto. Ci ha lasciato troppo presto..."
La più spiritosa intervista è con Lucio Stanca, che ha le ricordato il suo sudato esame con Armando Frumento. Il professore, riferisce l'autrice ai suoi lettori, era davvero un bell'uomo " e il signore assoluto per eccellenza. A volte usava termini desueti, come quando, per gentilezza, prima di iniziare l'esame, si rivolse al giovane Lucio Stanca invitandolo a togliersi il pastrano. Termine usato soprattutto negli ambienti militari per indicare il cappotto. Stanca, imbarazzatissimo, non seppe che cosa dovesse togliersi e quando finalmente afferrò il concetto aveva speso parte delle sue risorse emotive risparmiate per l'esame."
Il signor G., Giorgio Gaber, occhi melanconici da cerbiatto su di un naso molto importante, fu una matricola bocconiana. Andò a iscriversi all'università in compagnia della fidanzata Ombretta. Non ne sortì alcun risultato, preso dai mille impegni di una carriera ormai proiettata in avanti, ma, sottolinea l'autrice del volume, non cercò mai favoritismi o incoraggiamenti accademici ad personam. Nanni Svampa, uno dei noti Gufi, fu invece ottimo studente e bocconiano convinto, partecipe della brillante vita universitaria: già impegnato nel far spettacolo ai compagni di corso, coinvolse anche Grassi e Strehler in qualche evento dedicato alla Bocconi. Aveva scelto economia, non giurisprudenza come avrebbe preferito, "ma la carriera di avvocato richiedeva tempi lunghi di incubazione, in contrasto col debole cuore del padre. Economia in Bocconi garantiva un posto di lavoro interessante da subito e per lui fu anche il suo primo palcoscenico."
C'è anche l'episodio riguardante uno studente varesino, figlio di un munifico industriale del boom economico, preso di mira dai compagni. Il padre li aveva invitati tutti in un noto ristorante, i compagni ricambiarono il giovane rampollo torchiandolo come si faceva allora con qualunque matricola: imponendogli un guinzaglio e legandolo al tavolo del ristorante. E' probabile che il protagonista se ne ricordi ancora.
Come ogni storia vissuta, quella raccontata da Maria Pia Agnello ha il sapore dolceamaro di scelte che hanno precluso altre possibilità.
Ma qualunque scelta lei avesse compiuto, la sua sarebbe stata comunque una vita da scrivere. Quella reale, trascorsa in buona parte nella segreteria della libera università Luigi Bocconi, racconta una deliziosa wunderkammer dell'anima, che richiama alla luce piccoli segreti e incancellabili ricordi.
Spiega l'autrice, citando Gabriel Garcia Marquez:" La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla".


di: Luisa Negri
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