» Diario - 25/09/11
REPORTAGE DA GULU
Vita in una missione dell'Uganda. Ultima di quattro puntate
Al pomeriggio della quarta giornata del mio soggiorno dopo la S.Messa per gli studenti delle scuole professionali, Padre Larem ha battezzato e dato la Cresima a una catecumena, che si era preparata a quei sacramenti da due anni. Tutto si è svolto in semplicità e con intensa commozione. Al termine abbiamo fatto anche delle fotografie ricordo. Ho riflettuto che questa popolazione ugandese è molto mite ed aperta a ricevere il messaggio evangelico insieme alla cultura e promozione umana della persona, non avendo alcun pregiudizio di altre religioni o credenze, ma una cultura primordiale con principi etici umani, né ostacoli presenti nelle nostre nazioni europee causati dal razionalismo ateo. Fortunatamente sia i maestri che i professori sono cattolici e pertanto non propagano ideologie marxiste ed atee contro la fede come per la maggioranza nelle nostre scuole statali.
Questi acholi sono doppiamente fortunati, perchè oltre la fede ricevono anche una cultura che permette loro la promozione della propria persona, permette il recupero della loro identità acholi che negli ultimi anni stava affievolendosi soprattutto nei giovani avendo il governo proibito l'insegnamento della lingua nelle scuole poi recentemente abolito eleggendo come lingua nazionale l'inglese. E non fornisce assistenza ma sussidiarietà cioè dà gli strumenti per poter lavorare e soddisfare i bisogni primari soprattutto incentivando le colture agricole e creando pozzi per l'acqua potabile.
Domenica alle 8 Messa solenne cantata, celebrata nella grande chiesa al College S. Joseph, durata circa due ore per i numerosi canti. Il tempo scorre veloce e quasi sembra partecipare non tanto ad una Messa quanto ad uno spettacolo di musical sacro, una rappresentazione musicale della Messa che permette di seguirla con attenzione e partecipazione anche se non si comprende la lingua. Trasmette la grande gioia di essere cristiani e ci rende tutti uniti come figli di un unico Padre per la corale partecipazione. Cosi si percepisce visivamente e musicalmente che la Messa domenicale con la partecipazione al rito di tutti gli abitanti cristiani dei villaggi è la vera festa dell'essere cristiani e permette realmente a questo popolo di santificare la festa come recita il terzo comandamento. Mi sfugge come da noi invece la Messa domenicale generalmente, salvo non rare eccezioni, sia sentita più come un dovere o un precetto da soddisfare, che una grande festa come qui cui segue poi un piacevole intrattenimento tra i partecipanti, nessuno arriva in ritardo e nessuno ha premura di andarsene. Così oltre che momento di rendimento di grazie al Signore, la Messa domenicale diventa anche momento per mantenere rapporti amichevoli tra tutti gli acholi dei diversi villaggi non sempre in buoni rapporti tra di loro.
Siamo poi andati a celebrare un'altra Messa in una chiesetta di un piccolo villaggio, anche questa ripiena di gente, durante la quale Larem ha battezzato tre bambini: un sacro rito, ma reso folcloristico e musicale da gioiosi canti accompagnati da vari strumenti a corda e a percussione come al College, con intensa partecipazione di tutti i presenti. Poi Larem ha voluto farmi la sorpresa di pranzare in un villaggio dentro una capanna dove è stato preparato un pranzo eccellente a base di polenta di miglio, che costituisce il loro pane, riso, pollo in umido e verdure varie. Le capanne sono veramente ben costruite, non permettono infiltrazioni di acqua, di giorno assorbono il calore che rilasciano poi nella notte quando la temperatura scende per l'elevata escursione termica. Sembrano primitive, ma sono molto confortevoli, anche se gli acholi sono abituati a dormire su una semplice stuoia, soprattutto vi regna una grande pulizia sia dentro che nel piazzale esterno. Il capo villaggio ha ringraziato Larem del pozzo per l'acqua potabile che ha regalato loro il mese scorso tramite donazioni rendendolo accessibile a numerosi piccoli villaggi circostanti che ne erano privi. Ha detto che questo grande avvenimento per loro è un dono di Dio che permette un notevole miglioramento del livello di benessere e la fine di piccole rivalità tra villaggi. Permette di unire e riavvicinare i villaggi tra loro, facilitando gli scambi e i rapporti incontrandosi necessariamente tutti i giorni per il rifornimento che avviene con grosse taniche trasportate dalle donne sulla testa, con vere doti di equilibriste. Ho fatto parecchie foto per documentare tutto quanto così brevemente descritto.
Quello che mi ha stupito è che anche i poveri che abitano queste capanne, anche prima di avere il pozzo di acqua potabile possiedono il telefonino, monopolio di Orange, naturalmente con sim card a bassissimo costo, altrimenti non avrebbe la diffusione che ha, che trasmette in 3G, permettendo anche con la chiavetta applicata al computer la connessione ad internet, ed il segnale è buono ovunque. E' certamente un notevole progresso tecnologico per il paese, ma credo che vi siano molte altre priorità che il cellulare, come la carente assistenza sanitaria, la mancanza di acqua potabile e la rete stradale quasi tutta in terra battuta piena di grosse buche per le frequenti piogge. Ho notato però che questa terra rossa, quando asciutta, non rilascia polvere. Io stesso ho acquistato una sim card e con tre euro ho parlato quasi tutti i giorni per quindici giorni con le mie figlie. Le donne acholi del villaggio avevano poi preparato uno spettacolo di balli e danze ritmate da musiche con strumenti a percussione e a corda, credo che il ballo e la danza ed il ritmo musicale siano per loro delle qualità innate, quasi direi di carattere genetico, che vengono già praticate nell'infanzia. Esprimono comunque la gioia della vita che supera tutte le povertà, le sofferenze, le miserie e disgrazie del loro mondo. E' come una rivincita della loro natura su un destino avverso, che li ha privati della "nostra civilizzazione", e dona loro momenti di autentica felicità e di esperienza comunitaria, contro l'infelicità e solitudine in cui ci ha abbandonato il nostro benessere.
Lunedì grande safari al "Murchison Falls Paraa National Park" accompagnato dai soliti due "brother" Lawrence e Charles, veramente bravi e pazienti. Partenza alle 5 per arrivare alle 7 nel parco e vedere così il maggior numero di animali selvatici per circa 70 km di strada sterrata che si inoltra nella savana senza soste, ed ecco apparire gazzelle, antilopi, scimmie, cinghiali, rinoceronti, bufali, leoni, elefanti, che fatico ad inseguire con scatti a ripetizione con il tele della mia Nikon. Uno spettacolo notevole è quello degli ippopotami immersi in numerosi branchi nelle rive del Nilo, emergono solo il naso e gli occhi oltre il dorso che offre nutrimento prelibato per numerose varietà di volatili, che vi sostano anche delle ore. Dopo un frugale pranzo ci ha sorpreso un brutto temporale, che tanto rapidamente è venuto tanto rapidamente si è sciolto. Abbiamo attraversato il Nilo sul "ferryboat" per raggiungere a sud le cascate in compagnia di numerosi gruppi di turisti americani. All'arrivo alle cascate sciami di mosche tse-tse si sono avventate sulla Land Rover scambiandola per un bufalo. Incamminati in un ripido sentiero abbiamo potuto vedere come da un balcone sospeso nel vuoto un fiume immenso che si riversa in una stretta gola larga circa una ventina di metri per novecento di dislivello provocando vortici di acqua e schiuma altissimi tanto da bagnare anche noi, assordanti e spettacolari quasi come fuochi d'artificio fantasmagorici per poi proseguire sempre meno vorticosamente e pacificamente nel Nilo azzurro. Durante i lunghi trasferimenti ho sempre pregato senza intermissione la preghiera del cuore di Nostro Signore, richiamandomi agli insegnamenti dello staretz Silvano che conducono alla contemplazione del Dio vivente. Siamo arrivati alle 20 dopo circa 12 ore di auto, ma ne è valsa la pena di vivere quest'esperienza di essere immersi in un'oasi di natura selvaggia. Non ho fatto fatica ad addormentarmi ed ho ringraziato il Signore ed Alma della bellissima giornata che mi ha donato nel IX mese dalla sua partenza per il Paradiso il 25 ottobre dello scorso anno a Sharm El Sheikh.
Martedì vigilia della partenza per Kampala, sto riflettendo sui doni di questa vacanza che è trascorsa velocemente, tra messe, canti, preghiere e meditazioni ed esperienze di vita vissuta con gli acholi, gente dolce e mite e buona. Ho conosciuto poi altri padri missionari che hanno dato e danno la loro vita per questo popolo, tutti contenti e con il cuore d'oro.
Tutte queste straordinarie esperienze le ho riportate nell'intensa preghiera di ringraziamento davanti al Signore, così vicino nella cappella adiacente. A Lui il creato rende onore e gloria, mentre a noi gioia, stupore e rendimento di grazie. Vorrei concludere che nello spirito di Sivanno del Monte Athos, qui a Laybi non ho avuto la visione diretta di Dio, ma ho visto il suo Regno, il Regno di Dio che abita nei cuori di questi acholi e dei missionari Comboniani.
Ringrazio di cuore il Signore per aver suscitato tante sante vocazioni di missionari "Father", "Brother" e "Suore" che hanno dato la loro vita all'Africa da più di centocinquanta anni. Daniele Comboni fondò l'ordine missionario omonimo e lui stesso iniziò per primo la missione nell'Africa nera, con frutti di conversioni, evangelizzazione e promozione umana evidenti e diffusi oggi più che mai, con tanta speranza di un nuovo mondo che sta germogliando nella fede genuina e vissuta di tanta popolazione africana.
Lascio la missione di Gulu con nostalgia e la porterò sempre nel mio cuore per la grande amicizia di Padre Larem, che ringrazio per la grande ospitalità, e spero di ritornarci, nonostante la mia Africa e la mia missione sia Laveno Mombello, dove continuerò a lavorare sino a quando il Signore vorrà.


Se qualche lettore intende aiutare la popolazione acholi con contributi per costruzioni di pozzi di acqua potabile ed edificazioni di piccole Chiese ed altre attività si può rivolgere direttamente a Padre Larem, Giuseppe Clerici
Email: clericigiuseppe@yahoo.it



di: Claudio Pasquali
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