» EDITORIALE - 16/10/11
LA CAREZZA RITROVATA
Il trapianto delle mani, la pienezza del vivere
Un anno fa, alle otto meno un quarto d'una sera di ottobre squillò il telefono nella casa di Carla Mari, a Gorla Minore. Era l'ospedale San Gerardo di Monza. Poche parole per informare quella signora trepidante (da molto tempo trepidante) che il trapianto delle mani poteva essere effettuato: erano stati donati due arti compatibili. Poche ore più tardi l'epilogo dell'operazione: riuscita. La prima del genere su una donna italiana. Oggi il riscontro d'un decorso positivo: Carla è in grado d'accudire se stessa e d'assolvere piccole faccende domestiche; ce la fa a digitare sul computer e perfino a scrivere qualche parola; e soprattutto (finalmente) ha riassaporato il gusto di stare con gli altri. Con i suoi familiari, con le amiche, con tutti. Va recuperando, e probabilmente ha già del tutto recuperato, la pienezza del vivere. Cioè la gioia d'esistere.
Naturalmente il percorso riabilitativo sarà ancora lungo. Le difficoltà non mancheranno. Le paure, perfino le angosce, neppure. Ma la fiducia è più forte delle une e delle altre. Fiducia, e forse sarebbe meglio dire fede. Laicamente fede. La fede nel coraggio (quanto coraggio s'è imposta Carla), nella scienza (quali progressi sa marcare la scienza), nella solidarietà (che dono ha ricevuto, la nostra donna, da una donna che non c'è più). La fede, per riassumere, nell'umanità. Che è migliore di come a volte pensiamo che sia, e sa regalarci il bene, molto bene, a fianco del male, molto male. In fondo la storia di Carla non rappresenta la straordinarietà, ma semplicemente l'ordinarietà. Basta saper individuare, nelle pieghe di questa storia, i caratteri che stanno dentro la storia di ciascuno di noi, e talvolta ci risultano illeggibili, oscuri, misteriosi. Bisogna (bisognerebbe sempre) impegnarsi a decrittarli, invece che arrendersi a una presunta incomprensibilità.
La storia di Carla è una storia d'amore, se così si può definire, diffusivo. Un amore che fa scuola. L'amore racchiuso nella generosità, nel sacrificio, nella compassione. L'amore di quelli che danno, l'amore di quelli che ottengono. L'amore di una carezza. Che cosa è più espressivo dell'amore, se non una carezza? Carla ha potuto ritornare a compierlo, il gesto della carezza. E il miracolo non consiste solo nel prodigio chirurgico che lo permette a chi non poteva più permetterselo; consiste anche (principalmente) nel parallelo prodigio spirituale che annulla ogni primato tecnico. È il prodigio di saper infondere in una carezza la propria anima senza scordare che un tempo, in quest'eguale carezza, l'infondeva un'anima differente.
La storia di Carla sembra quasi voler affermare (gridare) il valore, oggi così discusso da essere dato per scomparso, della condivisione del nostro destino. Tormentato e fragile, per un verso. Rincuorante e ottimistico, nel suo rovescio. Esiste un'eredità di sentimento che il genere umano si tramanda e spartisce. Spesso inconsapevolmente, meno spesso consapevolmente. Accade talvolta -come questa volta - che se ne abbia una testimonianza evocatrice, quasi che avvertissimo la necessità d'un rinfrescarsi della memoria ancestrale, confusa in un orizzonte sfumato. Lontano dalla modernità. E invece vicino. Prossimo. Accanto e dentro di noi. Basta l'indicazione d'una mano, per ritrovarne il nitore.


di: Massimo Lodi
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