» CaraVarese - 16/10/11
IL RISARCIMENTO
La cattedra di Ambrogio, Ratzinger e i ciellini
Il popolo diocesano dei credenti ha accolto con calore e slancio il suo nuovo cardinale. Angelo Scola è stato toccato profondamente e ha avuto modo di sottolineare l'emozione del suo primo incontro in Sant'Eustorgio con una grande, festante folla di fedeli che nelle successive manifestazioni ha confermato lo spessore della sua partecipazione.
Attraverso anche i mass media non sono mancati però auspici, riserve, allusioni, richiami significativi in ordine a una attenzione del movimento di Comunione e Liberazione all'ex patriarca di Venezia.
Uomo del dialogo, Angelo Scola a Venezia non ha avuto problemi con nessun attore, piccolo o grande che fosse, della galassia laica che, a fianco della Chiesa, contribuisce alla promozione e alla difesa dei valori cristiani.
Dialogo invece che ha avuto pause e protratti silenzi nei rapporti tra gli ultimi due successori alla cattedra di Sant'Ambrogio e il movimento di CL. Per anni coloro che a Milano seguivano don Giussani ebbero difficoltà a trovare parroci disposti a concedere loro la chiesa per la messa e gli incontri di riflessione e preghiera. Ad avvalorare le difficoltà di questo rapporto un episodio clamoroso in occasione dei funerali di don Giussani, celebrati in Duomo a Milano. Giovanni Paolo II si era fatto rappresentare da Ratzinger, suo stretto collaboratore, conosciuto come eccezionale teologo, che dal pulpito, parlando "a braccio" ricordò il sacerdote milanese e la sua azione di moderno apostolo. Un lungo, caldissimo applauso di condivisione e di ringraziamento salutò Joseph Ratzinger, che, sceso dal pulpito, lasciò il suo berretto cardinalizio sulla bara di don Giussani. Toccò, come arcivescovo in carica, a Dionigi Tettamanzi di prendere la parola: il suo fu un intervento non lungo, comunque ineccepibile, salutato alla fine da un silenzio gelido: non si udì un solo battimani all'interno della stipatissima cattedrale.
Forse papa Ratzinger con la nomina di Angelo Scola ad arcivescovo della nostra diocesi ha voluto in qualche misura anche risarcire il popolo ciellino.
Ma è più giusto guardare all'oggi e al domani dell'impegno sociale e politico dei cattolici come a un tempo di dialogo, di nuovi rapporti, di unità d'azione, di rispetto reciproco. L'autorevolezza viene da una reale autonomia di giudizio e di scelte, quindi ben lontana da alleanze o peggio subalternità che costano bocconi amari. Da troppo tempo i cattolici in politica non sono più liberi e forti.


di: Pierfausto Vedani
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