» CHIESA - 23/10/11
UNA RETE GETTATA NEL MARE
La lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». (Matteo 13, 47-52)

Come non prendere alla lettera queste parole del Vangelo di Matteo: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche"? Non è possibile, per chi scrive ed è vicino a Dio, non identificarsi nella figura dello scriba del tempo di Gesù, divenuto suo discepolo. Oggi come nel tempo lontano, dal "reporter" Matteo, passando per i moltissimi narratori degli eventi più diversi, i cronisti, i giornalisti, i commentatori dei tempi della storia, sino all'ultimo sprovveduto scrittore di provincia, tanti uomini che posseggono quel "tesoro" dato dalla propria capacità creativa così diffusa nel nostro paese, scrivono testimoniando Cristo; prima di tutto Cristo. "Per questo", leggiamo con Matteo, tutti coloro i quali scrivono da cristiani, ispirati dallo Spirito Santo, sono come padroni di casa che decidono liberamente di dire cose che siano sempre giuste e indicatrici della rivelazione divina.
Spieghiamoci meglio. Coloro che pubblicano dei testi, se sono credenti, lo fanno o dovrebbero farlo perché si affermi la giusta verità, naturale e sopranaturale. E il fondamento del loro impegno civile, sociale, lavorativo o solamente dilettantistico, sta nel desiderio di riferire la buona notizia, sostenendo la speranza che posseggono persino davanti ai fatti più crudi, neri, tristi; l'intento che li dovrebbe accomunare è quello di dire tutto lasciando scorgere la presenza salvifica del Signore che sta dietro ogni cosa, lasciando cogliere le opportunità che sono sempre possibili, finanche nel considerare le tragedie e i fallimenti dell'uomo. "Per questo" le penne tratteggiano la storia, la vita delle persone... Chi scrive è libero, come padrone della propria casa letteraria, di tirare fuori ciò che vuole e mostrarlo, con l'unico vincolo dell'affermazione della verità, la quale deve rendere giustizia all'uomo.
Dunque la missione di colui che scrive, almeno di chi scrive con Cristo nel cuore, è la diffusione di ciò che essendo veramente giusto, rende consapevoli, forma le coscienze e permette di scegliere che fare. È vero, giusto, ciò che è di Dio, tutte le cose vecchie, quelle passate e le cose nuove, moderne ed avanguardiste, quelle che interessano pochi, insieme alle cose che premono a molti; tutto si rifà al Creatore e serve perché le creature si salvino.
"Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti": questa affermazione stampata nella coscienza degli scribi che sono divenuti discepoli del regno dei cieli, viene fuori nella loro produzione letteraria, si palesa nella coscienziosità dell'esprimersi per iscritto, nello scrupolo, nella tensione di chi sa che sta collaborando al disegno divino che redime l'umanità.
Anche gli scribi cristiani del nostro secolo fanno così?


di: Massimo Crespi
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