» EDITORIALE - 30/10/11
SCOLA, VESCOVO UMILE E FORTE
Si delineano i tratti della pastorale del nuovo arcivescovo
Nel suo infaticabile pellegrinare da una Zona all'altra della Diocesi e attraverso la ricchezza dei suoi molteplici ed articolati interventi di queste settimane, il nuovo Arcivescovo sta dando un esempio chiaro di quella che sarà l'impronta del suo episcopato milanese nel solco di Ambrogio e Carlo. Non si tratta di un piano pastorale in senso tecnico, ma di una serie di richiami che messi insieme mostrano un modo di vivere la Chiesa significativo, in continuità con il cammino già tracciato ma con i tratti originali legati al temperamento e alla formazione personale del Cardinal Scola. Proviamo a raccogliere alcune suggestioni evidenziate in questi primi incontri.
Anzitutto, Scola ha riproposto il significato dell'identità cristiana con l'orgoglio di chi non ne fa una questione ideologica o di contrapposizione ad altri, ma con l'affetto di chi si sente abbracciato dalla Tradizione cristiana come alveo in cui la vita fiorisce e cresce proponendosi a tutti in risposta al desiderio di felicità che anima la vita di ogni uomo. Per cui non esistono i cosiddetti "lontani" (magari come soggetti privilegiati di attenzione, da "attirare" con specifiche strategie pastorali), ma esiste solo l'uomo con il suo inesauribile bisogno di Dio e con la sua domanda di salvezza che chiede risposte di "vita buona" per tutte le circostanze della vita (colpisce a questo proposito l'insistito invito del Cardinale ad un'attenzione alle varie età della vita con i problemi che ciascuna reca in sé). In ciò la certezza della fede, lungi dall'essere presuntuosa pretesa di godere di privilegi nella società plurale, è lo specifico contributo che singoli e comunità offrono ai loro fratelli uomini, prima di ogni differenza ideale, culturale, sociale, politica che di fatto esiste legittimamente, ma che chiede di essere vissuta per il bene comune. Ciò libera dai pregiudizi e permette di impegnarsi con passione in tutte le questioni umane in cui si gioca il destino di tutti.
Qui emerge la statura di un uomo che è culturalmente ed esistenzialmente impegnato a raccogliere le sfide della modernità, che sono il terreno in cui la Provvidenza ci ha chiamato a vivere ed operare. Compito della Chiesa non è risolvere tutti problemi (sarebbe semplicemente velleitario, quanto impossibile!), ma di offrire il contributo di una vita cambiata da Cristo, che diventa capace di assumere tutte le risorse che la ragione offre per trovare realistiche modalità di una vita personale e sociale migliore. Questo apre al dialogo franco che non nasconde la Tradizione della Chiesa e le sue certezze, ma le gioca creativamente nel presente e nel confronto con tutti, con la libertà di chi ha ricevuto un dono da offrire e non un capitale da difendere o solo da conservare. Siamo, evidentemente, ad un livello di profondità ulteriore rispetto al semplice confronto rispettoso, in una logica che non separa i non credenti dai credenti per la diversità delle loro convinzioni, ma che "traffica" i talenti della vita cristiana per incidere sul tessuto umano valorizzando tutto ciò che è vero e buono.
A questo punto ci si potrebbe chiedere cosa cambierà sotto il profilo pastorale, soprattutto rispetto all'immagine delle comunità nate in questi anni dall'unione di più parrocchie. Il Card. Scola non teme le novità strutturali, ma volendo cogliere la sostanza delle cose ha centrato il punto nodale, che sta nella capacità di vivere la comunione come "stoffa" delle nostre aggregazioni ecclesiali. Ma la comunione non è un semplice accordo organizzativo o un'armonia ideale, poiché si fonda sulla centralità di Cristo nella vita che cambia il cuore e gli atteggiamenti concreti; comunione che si radica nella sequela al Vescovo come garanzia del legame al Papa e alla Chiesa universale.
Ed è un vescovo umile e forte quello che abbiamo ascoltato e visto in azione in queste settimane. Perciò volentieri ci sentiamo chiamati ad amarlo oltre che a seguirlo.


di: Giampaolo Cottini
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