» ATTUALITA' - 30/10/11
SUSSIDIARIETÀ, CHI LA FA PER DAVVERO
Un "case study" di successo fra le tante proposte nel sociale
Tra volontariato, solidarietà, cultura e promozione sociale sono oltre duemila le associazioni e i gruppi che animano la provincia di Varese e che, nelle intenzioni statutarie, promuovono iniziative di tipo umanitario. Alcune hanno una storia di decenni, altre sono affiliate a blasonate istituzioni internazionali, ci sono quelle appoggiano lo sviluppo di realtà artistiche o politiche o sanitarie o spirituali o sportive, e quelle che nascono e muoiono nell'arco di un progetto. Analizzando come funzionano i meccanismi dei microcosmi associativi, ci accorgiamo subito dei tanti parallelismi con la vita reale della società: l'associazione è come una palestra virtuale e le sue piccole regole di comunità sono valide anche su scala globale. Tutte indistintamente chiedono attenzione, donazioni, iscrizioni: spesso è difficile orientarsi nella giungla delle proposte e valutare se vale veramente la pena di sostenerle.
Buon punto di partenza è che l'associazione risponda (o si prefigga di rispondere) a un problema reale della società civile, ad un bisogno diffuso e sentito da molti. Se l'associazione è attiva nel sociale, lo scopo principale non deve essere sostituire lo Stato agendo con spirito di mero assistenzialismo per poi richiedere allo stesso Stato, magari, un contributo in denaro. È necessario incoraggiare i più deboli a uscire non solo dalla vulnerabilità o difficoltà economica ma anche dal giogo dell'assistenzialismo. Si deve farcela da soli: vale sia per chi aiuto prende, sia per chi aiuto offre. In fondo il significato di sussidiarietà sta nell'assunto che le istituzioni statali debbano creare le condizioni che permettano alle aggregazioni sociali di agire liberamente e non sostituirsi ad esse nello svolgimento delle loro attività.
Un capitolo speciale merita la gestione del lavoro dei volontari. L'importante è che sia valorizzato l'apporto di ciascuno, che tutti siano motivati a migliorare servendo il gruppo (non basta la buona volontà, bisogna coordinarsi) e che tutti senza distinzione si assumano responsabilità e rispettino gli impegni ... mettendo gli altri in condizioni di proseguire nella realizzazione nel cammino comune.
Si usa pensare che se non vi è compenso, nel volontariato è quasi impossibile riscontrare un buon livello di professionalità, che di sicuro si ottiene quando il rapporto è regolato economicamente. Senza nulla togliere al grande valore del volontariato, non è affatto sconveniente rivolgersi a esperti se questi sono in grado di rendere più spedita ed efficace la realizzazione dell'obiettivo associativo: dotati di un profondo spirito di servizio, molti professionisti sono disposti a fare tanto a fronte di rimborsi del tutto simbolici. Molte organizzazioni no profit muovono bilanci da decine o centinaia di migliaia di euro (no profit significa che si reinveste ogni introito, non che tutto è fatto gratis): la gestione dei progetti non può e non deve essere affidata a improvvisati con scarsa competenza.
Porre il fine pubblico al di sopra degli interessi individuali, sembra essere il primo e il più cruciale aspetto delle gestione associativa, come anche le notizie della vita del Paese ci sottolineano. Attenzione che non venga sfruttata la buona disposizione d'animo degli altri per trarne utilità personali, professionali o politiche! L'obiettivo dell'associazione si realizzerà più efficacemente attraverso una alleanza di persone (interne al sodalizio ma anche esterne) che si sentano partecipi e coinvolte. Non ci deve essere la minima ombra di dubbio: senz'altro il singolo associato può valorizzare se stesso e le proprie qualità, ma solo in funzione di un obiettivo interno superiore, e mai a scapito degli altri associati. No agli individualismi, no alle oligarchie imposte con maneggi dietro le quinte: così non si va da nessuna parte.
Sembra una banalità, ma il più grave fattore di rischio per il mancato sviluppo di associazioni e relativi progetti è proprio l'assenza di dialogo fra gli associati. Invece: ascoltare attentamente le persone, capire le dinamiche del gruppo, comprendere il contesto e anticipare le criticità per risolverle prima che arrivino ad un punto di non ritorno, è l'unica via per progredire e costruire con intelligenza. Quando questa condizione viene favorita, si crea un valore positivo, che "dà il turbo" alle forze in campo e rappresenta un modello da imitare.
"Abbiamo gettato il cuore oltre l'ostacolo, sei anni fa, quando fondammo in provincia di Varese il primo club" dice Jole Capriglia Sesia del Kiwanis, organizzazione internazionale che tutela dei diritti dell'infanzia, riconosciuta a livello internazionale e presente con un seggio alle Nazioni Unite. "Da allora ci siamo impegnati con un occhio di riguardo verso l'infanzia che vede disattese le proprie speranze. Abbiamo lavorato sodo e creato progetti seguitissimi sul territorio, tanto che di recente è nato anche Kiwanis Gallarate e presto si aggiungerà un terzo club provinciale". Componente della Consulta pari opportunità nel Nazionale Kiwanis (2010-2011), oltre che vicepresidente del club di Gallarate, Jole Capriglia parla del progetto "Semino Fiabe e Raccolgo Sorrisi" che ha coinvolto in un anno quasi quattromila bambini dai sei ai dodici anni, con lo scopo di insegnare loro a donare un sorriso a coetanei che, per diversi motivi, si trovano in situazioni di disagio. "Da piccole gocce di solidarietà può nascere un oceano d'amore: sin dalla fanciullezza i nostri bambini, futuri cittadini del mondo, hanno imparato ad essere solidali verso chi è meno fortunato". Il libro "Semino Fiabe", per il quale la Provincia di Varese ha coperto i soli costi di stampa, è stato letto dai soci Kiwaniani ai bambini degenti in ospedale, è stato usato dai terapisti che utilizzano la Pet Therapy con i bambini che hanno subìto abusi, è stato portato in dono ai bambini coinvolti nella tragicità del terremoto in Abruzzo (quest'ultimo evento non era stato previsto inizialmente ma si è agganciato alla consegna da parte di Kiwanis di arredamento per diciotto aule di scuole abruzzesi). "Come la intendiamo noi, ogni service alimenta i service futuri: con la vendita del libro abbiamo poi costituito una piccola risorsa per dare il via a un altro importante progetto sulla qualità dell'alimentazione nell'infanzia: "Medita la Dieta e Gustati la Vita" che verrà presentato a breve ".
Credere davvero nei rapporti umani, andare sempre avanti e costruire, impegnarsi, avere fiducia che qualcosa di buono accadrà, anche quando lo scenario globale sembra involvere e implodere. Ecco la ricetta dell'associazionismo ideale. Guardiamo bene intorno a noi e diamo tutta la nostra fiducia a queste piccole grandi, e soprattutto sincere, lezioni di civiltà.


di: Carla Tocchetti
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