» CHIESA - 30/10/11
TESTIMONIANZA ALLA VERITÀ
La lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Pilato disse al Signore Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». (Giovanni 18, 33c-37)

La piccata replica che Pilato fornisce a Gesù, dopo avergli domandato se è il re dei Giudei ed averne ottenuto una risposta provocatoria, dimostra che le parole del Maestro lo colpiscono nell'intimo.
Gesù sa che la domanda di Pilato non è frutto di una circostanza, di uno sterile passaggio di informazioni che riguardano burocratiche questioni di cittadinanza; no. Quel quesito si è annidato nella mente e nella coscienza del governatore, ed ora affiora: "Sei tu il re dei Giudei?". Cristo risponde: "Dici questo da te?", lasciando pensare che Pilato potesse avere non soltanto la curiosità, ma la necessità di chiarire, prima di tutto a se stesso, chi fosse realmente colui il quale gli stava di fronte. E Gesù, prontamente, glielo spiega, dicendo di non c'entrare niente con il mondo che lo vede protagonista, leader di un popolo. Quel mondo, transeunte ed attuale, è costituito di servitori che combattono pur di non far prendere e portare via il loro padrone da alcuno, col rischio che muoia; ma coloro che servono Cristo non combattono, non si oppongono al disegno che vede il loro padrone seguire senza resistenza, liberamente la propria sorte: essere fatto prigioniero, strappato dalla sua terra, dalla sua famiglia, per essere schiacciato, sepolto come seme che può pure morire.
E questo seme morirà, per dare molto frutto, come sappiamo.
Ponzio Pilato sa di avere davanti qualcuno che sa quel che dice e dice cose che sconvolgono. Perciò, volendo schivare quel confronto così profondo, si rifugia, si aggrappa alle parole ed insiste sulla presunta regalità che Cristo avrebbe riportato sostenendo d'essere comunque "titolare" di un regno, sia pure di un altro mondo; pertanto colpevole, secondo la legge. Pilato cerca di scappare via dalla sostanza della questione, ma Gesù, nuovamente, lo riporta al succo del contendere; egli è da sempre e solo qualcuno che proclama la verità. Se poi alcune, molte o moltissime persone lo ascoltano, lo vogliono seguire, emulare e magnificare, è semplicemente perché condividono del tutto la sua testimonianza, la sua sapienza. "Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce", chiude Gesù, ma sappiamo che quel governatore non l'ascolterà, assordato dal grido più potente e persuasivo dei sommi sacerdoti giudei...
Essere dalla verità, cioè provenire dalla verità, venire per la verità, manifesta quale debba essere la costituzione degli uomini che posseggono orecchie per intendere e che per questo ascoltano la parola di Dio, mettendola in pratica. Pilato non è sordo, ciononostante si fa sordo per non ascoltare: gli manca quel coraggio, costitutivo dell'uomo vero che è tale per grazia ricevuta, certamente, ma anche per slancio interiore, fondato sulla volontà di servire senza condizionamenti il proprio Signore.


Nella foto: Caravaggio, Ecce homo, 1605
di: Massimo Crespi
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