» Opinioni - 06/11/11
MOBILITÀ: LA VARESE DA RICOSTRUIRE
La città deve essere luogo di relazioni. O non è una città

Quasi vent'anni fa, in fase di stesura del nuovo piano regolatore, veniva compiuta una indagine sulla mobilità nel Comune di Varese con i necessari riferimenti al suo territorio adiacente.
Vennero date indicazioni tassative alla pianificazione per la ricostruzione di una città finalmente rinnovata e vivibile. Considerando l'errore strategico compiuto a cavallo degli anni '90 con la costruzione dell'autosilo di piazza della Repubblica, veniva proposta una riorganizzazione radicale della mobilità fondata sulla trasformazione delle ferrovie ottocentesche in percorsi metropolitani su rotaia, con fermate più numerose, corse più frequenti, parcheggi esterni al nucleo abitato dove parcheggiare il veicolo privato.
Ridando respiro alla città, possibilità di nuova vita attraverso la riqualificazione pedonale e ciclabile degli spazi pubblici e il loro recupero di significato urbano: di storia e di proposta.
Veniva anche considerata, sull'esempio di molte città francesi, la necessità di una linea tramviaria moderna sull'asse Bizzozero-Masnago a cui fare riferimento con i percorsi degli autobus.
Come vice-presidente della commissione urbanistica comunale avevo accolto con grande favore le proposte che mi sembravano intelligenti, adeguate, sensate. Ma la maggioranza comunale di allora ritenne di inventare soltanto un 'trambus' ossia un autobus articolato che non si capisce bene quali vantaggi avrebbe potuto arrecare alla circolazione. Nessuna iniziativa venne avviata con le società ferroviarie con le quali si discute ancora oggi esclusivamente dell'Arcisate-Stabio e del collegamento con Malpensa.
Non si è ancora voluto capire che dobbiamo progettare e agire su due livelli territoriali: quello della città estesa che con Varese comprende una dimensione geografica e demografica a tutti evidente con una popolazione che supera i centocinquantamila abitanti. Questa città deve darsi una sua politica, una sua prospettiva sociale, culturale, economica. In questa dimensione ci sta anche l'Arcisate-Stabio.
Ma c'è anche l'altro livello: quello degli abitati storici che chiedono di sopravvivere, fondati appunto sulla loro storia specifica e frequentemente trascurata, offesi da pianificazioni che hanno consentito ovunque l'edificazione diffusa, insignificante, che offende il nostro territorio e le sue bellezze, che ignora la necessità di nuove solidarietà, apparentemente appagando falsi bisogni di autonomia, accelerando la disgregazione sociale, negando il bisogno di costruire insieme il nostro futuro.
Ciascun Comune adotta il suo piano regolatore (oggi PGT) geloso della propria autonomia, preoccupato di consentire consistenti volumetrie per fare cassa con gli oneri di urbanizzazione e il prelievo sui costi di costruzione. Così trascurando le prospettive comuni della città estesa e affrontando per la mobilità piccoli progetti di semaforizzazione o asfittiche soluzioni offerte da qualche percorso 'tangenziale'.
L'imperativo pare che sia solo: facciamo circolare il traffico veicolare.
Così assistiamo al rinnovato dramma cittadino di Varese. Si riapre il percorso sul tunnel ferroviario e subito è caos. Certo, bisognava forse coordinare in sequenza le tre semaforizzazioni sulla tratta dalle stazioni al viale Magenta verso l'autostrada, si trattava di trovare modi comprensibili e accettabili di accesso alle stazioni medesime. Ma il problema di fondo sta nell'inaccettabilità di questa mobilità: che penalizza i rapporti umani, che inquina, che distrugge il significato stesso della città.
Vorremmo capire perché vent'anni fa la proposta avanzata dai redattori del Piano regolatore non è stata meditata, non ha dato avvio alla riconsiderazione e alla riqualificazione del nostro sistema ferroviario la cui realizzazione risale ormai a quasi centocinquanta anni fa. Perché non si ha il coraggio di ripensare questa città che amiamo, con ragione e passione.
Perché non siamo capaci di ripetere oggi quella meravigliosa organizzazione di trasporto pubblico dell'inizio del '900 che coordinava ferrovie, tramvie, funicolari, dalla pianura alla montagna e che avevano reso celebre e attraente Varese e il suo territorio circostante. Perché tutto ancora tace per quanto riguarda il PGT e il Piano della mobilità. Siamo preoccupati. Vent'anni (!) sono passati invano.


Nella foto: la storica "stazione delle Nord" a Varese
di: Ovidio Cazzola
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