» SOCIETA' - 06/11/11
GLI ANZIANI, RISORSA E PROBLEMA
La terza età: una stagione felice, ma non per tutti
In nessuna epoca della storia passata la generazione degli anziani è vissuta in condizioni fisiche e psicologiche migliori di quelle di oggi. Dal dopoguerra ad oggi sono state debellate quasi tutte le malattie infettive ed è stata trovata la cura per moltissime condizioni patologiche.
La maggioranza degli anziani può contare sui risparmi accumulati nel tempo, grazie ai servizi di protezione sociale introdotti negli ultimi decenni, ed è in grado di offrire ai figli e ai nipoti e alla stessa società, attraverso il volontariato, un contributo positivo ma non sempre apprezzato.
Dal 1950 ad oggi, l'attesa di vita è cresciuta e l'età media è di settantasette anni per i maschi e ottantaquattro per le femmine; nella maggior parte dei casi si è vecchi solo negli ultimi anni di vita e si mantiene a lungo una buona padronanza delle proprie capacità fisiche e mentali.
Fino ai settant'anni nove persone su dieci continuano a svolgere le attività di un decennio prima. La vera paura dell'anziano è la solitudine perché la società non ha un atteggiamento amichevole verso i vecchi: sono tanti, occupano una fascia sociale molto più ampia di una volta, offrono un contributo sapienziale che non si può trovare sul Web.
Se gli anziani sono una risorsa perché danno alla società più di quanto ricevono, sono anche un problema in quanto la buona salute è anche il risultato degli stili di vita, del miglioramento delle condizioni igieniche e di quelle ambientali, delle cure sempre più efficaci ma anche più costose erogate dal servizio sanitario pubblico.
Nella società con una alta presenza di anziani il costo del servizio di protezione sociale è più alto e viene a gravare, attraverso le tasse, sulla popolazione attiva.
È invece falso il diffuso pregiudizio che gli anziani tolgono il pane di bocca ai giovani occupando posti di lavoro e di responsabilità che potrebbero essere liberati a favore di chi è nato dopo; la creazione di nuovi posti di lavoro dipende essenzialmente dalla crescita economica; non c'è "turn-over" che tenga se il sistema economico non è competitivo e se le aziende non migliorano la produttività attraverso l'innovazione e gli investimenti.
Anche in politica il problema non sono i vecchi ma quelli che invecchiano abbarbicati al potere perché al posto delle regole democratiche, che permettono una rapida rotazione degli incarichi, è subentrata la pratica della cooptazione con lo strascico del conformismo e dell'inamovibilità.
La "terza età" è una fase controversa: verso gli anziani non c'è più il rispetto di una volta ma la loro vita è certamente migliore che non in passato.
C'è però anche il rovescio della medaglia; spesso buona salute e reddito non ci sono affatto.
I pensionati in Italia sono circa sedici milioni e comportano una spesa di 253.480 milioni, una delle poste più alte del bilancio nazionale in quanto rappresenta il 16,68 per cento del Prodotto nazionale lordo (dati Istat, 2009). Quasi la metà di loro, vale a dire 7,7 milioni, non raggiunge i mille euro mensili di pensione; quasi due milioni incassano meno di 500 euro (in prevalenza sono donne); la spesa pensionistica è concentrata per la metà nelle regioni settentrionali. Il presidente dell'Istat, nel presentare questi dati, ha detto: "c'è un rischio povertà non solo economica ma anche di esclusione per gli anziani, soprattutto per quelli che vivono soli".
La dignitosa povertà degli anziani può trasformarsi in una "via crucis" a seguito di imprevedibili eventi legati alla salute: se l'anziano non è più autosufficiente viene relegato, dopo una brevissima permanenza in ospedale, nelle "case di riposo" dove vi sono lunghissime liste di attesa e dove la retta media è doppia rispetto alla pensione mensile media. Le famiglie mononucleari di oggi non sono sempre in grado di farsi carico delle spese per l'anziano; spesso lo Stato fa anche pagare ticket salati per esami, visite specialistiche, farmaci per malattia croniche come il cancro, che comportano oneri impossibili.
Per l'anziano in queste condizioni la vita diventa un calvario, si lascia andare e non di rado, quando l'affetto e la comprensione vengono meno; guarda ad un'altra radicale soluzione.
Tanti appelli alla "morte dignitosa" sono spesso dettati da ipocrisia, da parte di una società permeata di egoismo che considera l'anziano, soprattutto se non più efficiente, come un peso da cui sgravarsi.


di: Camillo Massimo Fiori
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