» CHIESA - 06/11/11
PEZZONI PASTORE BUONO
Prevosto dal 1982 al 1998, fu prete e uomo che conquistò i varesini
La prima cosa che viene in mente di Monsignor Riccardo Pezzoni, prevosto di Varese nei difficili anni che vanno dal 1982 al 1998, è il tratto caratteristico della sua bontà e della sua ingenuità evangelica. Era un uomo semplice, cioè totalmente affidato a Dio e fiduciosamente affezionato alla Madonna come alla sua mamma che aveva perso da piccolo; un uomo che sapeva essere buono e disponibile verso tutti con l'ingenuità disarmante di chi sa che l'esito delle cose non dipende da lui. Veniva dall'esperienza dell'assistenza alla sofferenza (soprattutto l'handicap incontrato a Cesano Boscone) e non si sentiva propriamente al suo posto come prevosto (anzi amava dire che il suo era un compito di passaggio, da vicario chiamato a "sistemare" le questioni affidategli dai superiori per tornare poi al mondo della carità che gli era più congeniale).
Era stato mandato a Varese in un periodo di tensioni intraecclesiali e civili che avrebbero richiesto forse un tipo autoritario, ma questo non era il suo volto di uomo e di prete, che seppe piuttosto conquistare la città con quel suo sorriso disarmante, con quella sua proiezione verso la "mondialità" (come amava chiamare ciò che oggi chiamiamo globalizzazione di tutti i processi umani) con cui "guardava" i problemi allargando lo sguardo, unendo l'interesse a comprendere il futuro ad una straordinaria capacità di domandare soldi ai varesini per il restauro della Basilica o per i poveri da lui sempre accolti ed ascoltati.
E così sull'onda del ricordo della santità del prevosto Mons. Proserpio e in una sorta di identificazione con la figura di monsignor Rossi (di cui fu l'esecutore testamentario e di cui amava indossare i paramenti liturgici nelle grandi solennità), ricomponeva il tessuto ecclesiale varesino senza allontanare nessuno, anzi anticipando i cambiamenti successivi, senza cancellare l'impronta delle prevosture di monsignor Manfredini e monsignor Alberti. Si appassionò così alle missioni (dall'Africa alla stessa Varese per la quale reinventò la "missione cittadina"), con l'ansia di incontrare tutti, sino a profetizzare che un futuro prevosto di Varese avrebbe potuto essere "nero", africano, perché la Chiesa non ha confini. E si è giocato in prima persona a difendere la dignità della Chiesa anche in uno dei momenti per lui più dolorosi, che coincise con la morte di Lidia Macchi e con l'infamante accusa di omicidio rivolta ad uno dei "suoi" sacerdoti della basilica. Non poteva tollerare l'ingiustizia e la menzogna, contro cui era disposto a "rischiare" del suo, sino a mettere in campo (solo per difendere la verità e il bene) l'orgoglio di essere Prevosto di Varese, cioè l'autorità morale della città.
Ma soprattutto è stato fedele nell'amicizia facendosi amare e stimare da tutti, non facendo mancare mai battute di spirito divertenti, anche se un po' malinconiche, capaci di creare subito una simpatia carica di confidenza. Ed ancora oggi i varesini lo ricordano per quel suo cuore di "buon pastore", che nelle sue omelie non mancava mai di commuoversi con la voce incrinata che suscitava emozione nei fedeli. Soprattutto quando (dopo aver messo in evidenza "luci ed ombre" della realtà) prometteva che ci saremmo rivisti tutti in Paradiso, dove il Padre ci attende da sempre. Ora tu ci sei arrivato, Don Riccardo, e non puoi più dimenticare nessuno di quelli che hai conosciuto a Varese: aspettaci e tienici il posto! E grazie di tutto, ma soprattutto grazie perché ora più che mai sei in comunione con Dio e con tutti noi.


Nella foto: Mons. Riccardo Pezzoni (da Francesco Ogliari, Riccardo Pezzoni, 50 anni di sacerdozio, edizioni Selecta)

di: Giampaolo Cottini
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