» Diario - 06/11/11
CARO IGOR TI SCRIVO
Quando il paziente ricusa il medico
Caro Igor, ti scrivo per manifestare il mio grande dispiacere di avere appreso da una comunicazione dell'ASL di essere stato ricusato dalla tua famiglia e dai tuoi genitori, perché prima che pazienti vi consideravo e vi considero ancora amici a cui voglio bene e vi curo da trent' anni. Mi ricordo le chiamate di notte e quelle domenicali per le coliche della mamma, e poi l'infarto del papà diagnosticato tempestivamente da permettergli una prolungata esistenza. Quante chiamate urgenti, per te, per tua moglie per il tuo bambino quando era piccolino.
Sì, so che ti sei trasferito in un paese vicino, però avrei voluto almeno salutarti e dirti che vi volevo sempre bene, perché un medico è anche un povero uomo con le sue debolezze, fragilità, e la sua umanità. Se è mancata la fiducia in me per mia colpa vi chiedo scusa già da ora e correggetemi, onde possa sempre migliorare ed evitare di ripetere errori magari inconsapevoli. Se avete trovato un medico migliore di me sono altrettanto contento, perché così potete essere curati meglio. Per questo non serbo rancore, anzi se ne avrete bisogno mi mantengo sempre a vostra disposizione reperibile anche per le urgenze di giorno, notte, sabato e domenica, come lo sono stato sin dall'inizio della mia professione verso tutti i pazienti con notevoli sacrifici, considerando l'essere medico non un mestiere comune ma in qualche modo una missione, quella di amare, curare ed aiutare a guarire gli ammalati, di essere, loro vicino nel dolore e accompagnare nella morte i pazienti terminali con tutta la passione possibile, combattendo con tutte le forze il male e cercando solo il bene.
Su questa strada intendo proseguire e migliorare sempre più, avendo a disposizione salute e tempo ancora dal Signore, considerato che l'esperienza di tanti anni, mi rende sempre più consapevole delle difficoltà sempre maggiori nei rapporti con i pazienti, nell'essere sempre aggiornato, disponibile, nell'essere sempre in "forma" come mi desiderate e spesso non lo sono ed egualmente disponibile con tutti. Anche a sessantacinque anni ho più voglia di esercitare la professione con entusiasmo, forza ed esperienza di quando ne avevo a trent'anni. Forse, anzi senza forse, comincio a capire veramente cosa significhi essere medico in questi ultimi anni, ce ne è voluto del tempo per maturare, ma il tempo continua ad essere grande maestro di vita.
Anche se non sei più mio paziente il mio amore per te ed i tuoi cari non cesserà mai, continuerò a ricordarti nelle mie preghiere ed affidare la tua salute e quella dei tuoi cari al Signore. Devo imparare ad essere distaccato da tutto, devo imparare a saper perdere e imparare ad essere umile, questo mi hai insegnato e ti ringrazio. Augurandoti ogni bene, ti saluto con affetto.


di: Claudio Pasquali
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