» SPORT - 27/11/11
GUFARE O NON GUFARE
La nazionale di calcio dopo l'Uruguay: piano con le critiche
Gufare o non gufare? Questo è il problema!
Il vecchio e famosissimo dilemma shakespeariano pare assillare ora la Nazionale italiana di Cesare Prandelli investendola dei dubbi dei suoi tifosi. Per tradurre il tutto in parole povere c'è già chi pensa che al primo ostacolo di vera (e mondiale) consistenza gli azzurri abbiano interrotto quel cammino così spedito e favorevole cui si erano, così piacevolmente, adeguati.
I dubbi sono sempre legittimi anche perché, nella sostanza dei fatti così è andata contro l'Uruguay grande squadra, certamente, a diverso livello delle ultime avversarie incontrate dal team Prandelli. Legittimi sì ma più privi di fondamento che di possibile concretezza.
Squadrone o no l'ultimo avversario della nostra nazionale si è aggiudicato l'incontro con un unico tiro in porta che, oltretutto, alle spalle di Buffon c'è arrivato grazie ad un errore difensivo. Per il resto i sudamericani hanno subito la pressione degli azzurri contando molto sulle prodezze di un portiere tanto affidabile quando in giornata negativo quando non.
É bene, dunque, almeno relativamente all'episodio, accantonare le gufate piuttosto plaudendo Prandelli bravo nel continuare i propri esperimenti senza impensierirsi più di tanto per via di una sconfitta che stava maturando.
Il Cesare nazionale è - giustamente - partito con un progetto da attuare mirando a costruire una squadra in buona parte nuova e -a tal fine - sperimentando i giocatori di mezza Italia.
Era necessario accantonare quel criterio fin troppo ripetuto che riponeva speranze (quando non certezze) sugli ex campioni del mondo. Un'insistenza eccessiva su quel gruppo non ha certo giovato portando un azzurro sgargiante ad una tinta pallida e smunta.
La squadra era da rifare. Attingendo, appunto, da mezza Italia Prandelli ci sta provando.
Senza tentare di trovare la rotta giusta ad un porto felice non si può, certo, arrivare. Lasciamo al nocchiero svolgere fino in fondo il suo compito.


di: Ettore Pagani
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