» Divagando - 04/12/11
LA FORMULA MAGICA DELL'ASSESSORE
Umberto Zavattari e le chiusure di seduta del consiglio comunale
Il dottore Umberto Zavattari sedette per lunghi anni in Consiglio Comunale sia come consigliere sia come assessore, più volte eletto nelle file della DC quando a rappresentarla erano i maggiorenti cattolici della città, cioè prima dell'arrivo dei giovani leoni. Esercitava con successo la professione di dentista con studio in una casa di via Sacco quasi dirimpetto al Palazzo Comunale e si spendeva volontariamente in numerose associazioni cittadine. Per molti anni fu il Regiù della Famiglia Bosina e alla sua iniziativa si devono parecchie edizioni dei "Calandari". Uomo di vari interessi sopratutto rivolti ai fatti storici della nostra Varese, aveva estesi rapporti col mondo cittadino anche se la sua base elettorale era essenzialmente collocata nel rione di Sant'Ambrogio.
Qui risiedeva in una bella casa che si affacciava sulla Piazza Milite Ignoto. Si interessava dei vari problemi del luogo, li faceva propri e li portava all'attenzione del Consiglio. Fu purtroppo vittima del modernismo, essendo stato promotore di una pubblica raccolta di firme per sostituire il vecchio tram, che andava da Varese alla Prima Cappella, con autobus più veloci ed efficienti. E ci riuscì. Con tanto di pressione popolare fu anche più facile per il Comune negare qualsiasi contributo finanziario alla società delle tramvie che pretendeva delle integrazioni per mantenere in vita qualche corsa serale e nelle ore meno frequentate. Soltanto qualche decennio dopo Zavattari, al pari di molti altri varesini, ebbe modo di pentirsi per quella soppressione del tram che aveva portato inevitabilmente con sé anche la fine delle funicolari ed il declino della nostra montagna.
Come assessore ebbe la delega alla Sanità Pubblica. Un incarico di prestigio prima dell'avvento del Servizio Sanitario Nazionale quando ancora ai Comuni facevano capo numerose incombenze. Si pensi alle figure dei medici condotti, tutti di nomina comunale, che dovevano garantire l'intero pubblico servizio sanitario nell'area di loro competenza. Il cuore dell'Assessorato era la palazzina di via Staurenghi, ancora esistente ed in completo abbandono, dove varesini piccoli ed adulti transitavano nei vari ambulatori medici e nei relativi uffici. Lì si certificava ogni atto di salute pubblica e vi stazionavano i vigili sanitari ai quali competevano i controlli nei negozi, nelle scuole e negli esercizi pubblici. Insomma un assessorato non tanto visibile, da "taglia nastri inaugurali", ma sicuramente importante ed impegnativo. Zavattari lo diresse con competenza, lasciando un buon ricordo del suo impegno.
Meno brillante fu certamente il periodo in cui egli esercitò l'incarico di capo gruppo della DC in consiglio comunale. Qui il suo apporto sembrava ridotto praticamente ad una sola funzione, quella di proporre la chiusura del dibattito sui vari argomenti. Ai tempi la direzione del Consiglio spettava ai sindaci i quali la esercitavano ovviamente in modo discrezionale (a differenza di oggi, stante il fatto che ora i presidenti del Consiglio Comunale svolgono funzioni di terzietà nel governo dei lavori). Di conseguenza quando il Sindaco riteneva che le cose andassero troppo per le lunghe mandava un cenno di intesa al capo del suo gruppo e in quel momento il buon Zavattari chiedeva la parola pronunciando, immancabilmente, la frase seguente: "Signor sindaco, l'argomento è stato sufficientemente sviscerato, chiedo la chiusura della discussione". Messa regolarmente ai voti la chiusura veniva prontamente deliberata dalla maggioranza, con ovvio disappunto di quei consiglieri di minoranza che ritenevano di avere ancora parecchie idee da esprimere. Sta di fatto che la dichiarazione di Zavattari era diventata un mantra e appena alzava il dito si udivano dall'opposizione ironiche espressioni quali: "Ma guarda, non chiederà per caso la chiusura?" oppure "Che fa ?Chiudiamo?". Tuttavia momenti come questi non turbavano più di tanto il nostro Umberto, sempre di buon umore, disposto alla battuta scherzosa e pronto a raccontare anche l'ultima barzelletta. Tanto che, approfittando di queste sue doti caratteriali, frequentemente i colleghi si permettevano qualche confidenza di troppo.
Va ricordato che in passato, a differenza di una cattiva abitudine attuale, il Sindaco, gli assessori e i singoli consiglieri parlavano sempre stando ritti in piedi, era una forma di rispetto attuata da tutti. Per il dottor Zavattari, assai piccoletto di statura, stare in piedi o seduto, al vederlo faceva poca differenza. Ed è su questo che una sera uno dei giovani birichini del gruppo comunista fece la sua battuta affettuosamente ironica. Mentre Zavattari stava per aprire bocca per pronunciare la formula magica, si sentì una voce tuonante dai banchi dell'opposizione: "Dottore si alzi in piedi, abbia almeno rispetto per il Consiglio Comunale". E, di rimando, rapido, sorridente, lo Zavattari, con pari e divertito goliardismo: "Non posso, sono già in piedi!". Sotto le volte dell'austero Salone Estense si levò una fragorosa collettiva risata. Si erano riascoltate in Consiglio le battute di un film dell'epoca, "Imputato alzatevi", dove il protagonista Erminio Macario, un altro piccoletto, si rifiutava di eseguire l'ordine del Presidente del Tribunale. Evidentemente non poteva farlo: era già in piedi.


di: Ambrogio Vaghi
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