» Incontri - 04/12/11
GLI STORNI E LO SPREAD
Da un volo di gruppo nel cielo l'esempio per non volare basso sulla terra
Venerdì 25 novembre, in piazza Duca D'Aosta a Milano, mi è capitato di assistere ad uno spettacolo che non avevo mai visto prima: nel cielo terso di quel pomeriggio d'autunno, tra la Stazione Centrale ed il Pirellone, volteggiavano giganteschi stormi di uccelli, che disegnavano senza posa figure tridimensionali: ora una spirale, ora ciò che assomigliava ad un fungo atomico, poi una grossa sfera, che si mutava subito in una ellisse e che si spezzava e si ricongiungeva.
Eravamo lì in molti, con il naso all'insù, a godersi quella inaspettata coreografia celeste: a tratti lo stormo era così fitto da sembrare un unico oggetto, mai uguale a sé stesso, in continuo rimodellamento.
Tutte le torri di controllo di tutti gli aeroporti del mondo non sarebbero state in grado di dar vita a nulla di simile. E mi chiedevo: ma che cosa fa battere quelle migliaia di ali, in modo così ordinatamente fantasioso? Di che cosa è espressione quella stupefacente vitalità aviaria?
Ho chiesto ad una amica, appassionata di scienze naturali, che ha dato risposta alla mia curiosità: si tratta di storni, uccelli della classe dei passeriformi, che popolano a migliaia le nostre grandi città, dove trovano un habitat per loro ideale e la sera, prima di decidersi dove posarsi per passare la notte, si divertono nel volteggiare insistentemente nel cielo in allegra brigata.
A questo li spinge la loro natura: nulla può stornare lo storno dal volteggiare in stormo.
E noi uomini? Dipende dalla nostra libertà: se ci apriamo allo Spirito Creatore, che fa volteggiare gli uccelli nel cielo e dà vita a tutte le cose, possiamo realizzare qualcosa di altrettanto bello, anzi di più grande: un popolo che crea, una città che pulsa, un uomo che genera novità e bellezza per sé e per gli altri.
Non ci sarebbe più spread che tenga!


Nella foto: uno stormo di storni
di: Guido Bonoldi
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